Contabilità e bilancio

L’assistenza e la consulenza prestata supporta l’impresa nell’ordinaria attività di gestione aziendale e nel momento delle loro scelte strategiche ed organizzative. Può riguardare anche la redazione di piani finalizzati al raggiungimento di obiettivi di business.

Consulenza fiscale

Forniamo assistenza e consulenza al fine di consentire al cliente, nel rispetto delle normative vigenti, di ottimizzare il proprio assetto giuridico e fiscale anche alla luce di agevolazioni fiscali disponibili e tenuto conto delle peculiarità dell’attività svolta.

Area societaria e contrattuale

Consulenza nella scelta del veicolo societario più idoneo per le esigenze del cliente, assistenza alle fasi di start-up e nella gestione ordinaria delle società, adempimenti societari, tenuta e scritturazione dei libri sociali. Consulenza per i rapporti tra soci e con la società, pianificazione e gestione dei passaggi generazionali, gestione litigation connesse.

Operazioni straordinarie

Forniamo assistenza sugli aspetti economico-aziendali, tributari e societari relativi alle operazioni straordinarie quali le acquisizioni e le vendite di partecipazioni, aziende e rami d’azienda, fusioni, scissioni, conferimenti, trasformazioni e liquidazioni.

Altri servizi

Offriamo, inoltre, un'ampia gamma di servizi di disbrigo pratiche e certificati presso la Camera di Commercio, il Comune, l'esattoria e altri uffici pubblici di Catania e provincia.

mercoledì 2 gennaio 2019

LEGGE DI BILANCIO 2019: MODIFICHE AL REGIME FORFETTARIO



E' stata approvata la Legge di Bilancio 2019 (che contiene le modifiche al Regime Forfettario).

Le regole del suddetto Regime potranno essere applicate unicamente per l’attività svolta dal 01/01/2019 al 31/12/2019 pertanto la scelta di utilizzare il Regime forfettario non può essere retroattiva e, per l’attività svolta nel 2018, si dovranno applicare le regole del Regime contabile adottato durante l’anno.

Il requisito richiesto per potersi avvalere del forfettario è solo uno
  •  I contribuenti persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni applicano il regime forfetario se nell’ anno precedente hanno conseguito ricavi, ovvero hanno percepito compensi ragguagliati ad anno, non superiori a euro 65.000.
Il limite dei ricavi di 65.000 euro deve essere calcolato prendendo in considerazione solo i ricavi d’impresa e non gli eventuali altri redditi come ad esempio i redditi di lavoro dipendente o di pensione

Sono stati completamente eliminati i requisiti che riguardavano:
  • Limite valore beni strumentali; 
  • Limite spesa per lavoro dipendente.

Esistono alcune disposizioni che comunque escludono dalla possibilità di applicazione del Regime forfettario.

Nel 2019, non possono avvalersi del Regime forfettario:

1. I soggetti che si avvalgono di Regimi speciali Iva o di Regimi forfetari di determinazione del reddito. Per esempio sono escluse dal Regime forfettario le attività di: Agricoltura e attività connesse alla pesca; Vendita di Sali e tabacchi; Commercio di fiammiferi; Editoria; Gestione di servizi di telefonia pubblica; Rivendita di documenti di trasporto pubblico e sosta; Agenzie di viaggio e turismo; Agriturismi; Vendite a domicilio (porta a porta); Rivendita beni usati, di oggetti d’arte o da collezione; Agenzie di vendite all’asta di oggetti d’arte o da collezione.
Se si svolgono due tipologie di attività e per una di queste ci si avvale di un Regime speciale Iva, non sarà possibile applicare il Regime forfettario anche per le altre attività svolte.

2. I soggetti non residenti, a meno che non risiedano in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in uno stato che abbia speciali accordi con l’Italia e che comunque producano nel territorio italiano almeno il 75% dei redditi complessivi.

3. I soggetti che effettuano in via esclusiva: Cessioni di fabbricati; Cessioni di terreni edificabili; Cessioni di mezzi di trasporto nuovi.

4. I soggetti che, contemporaneamente all’attività con Partita Iva, partecipano a: società di persone, imprese familiari oppure che “controllano” Società a responsabilità limitata o Associazioni in partecipazione e con la Partita Iva individuale esercitano attività economica riconducibile a quella della società (o associazione).

5. le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta, ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili ai suddetti datori di lavoro.

APPROFONDIMENTO: Regime forfettario soci di Srl

La nuova normativa approvata, in vigore dal 01/01/2019, prevede che non possono avvalersi del Regime forfettario: “Gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che partecipano, contemporaneamente all’esercizio dell’attività, a società di persone, ad associazioni o a imprese familiari di cui all’articolo 5 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.917, ovvero che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni”

La volontà del Governo è quello di fare una differenziazione tra:

- chi con la Partita Iva e il contemporaneo possesso delle quote di società srl possa usare il Regime forfettario per “distogliere” fatturato dalla srl per tassarlo con un Regime più favorevole;

- chi, pur avendo quote in srl, svolga con la propria partita Iva attività completamente diverse da quella svolta dalla srl.

Non potrà quindi, avvalersi del Regime forfettario chi contemporaneamente:

- controlla direttamente o indirettamente la società (o l’associazione in partecipazione), ovvero chi possiede il 50%+1 delle quote;

- esercita attività con Partita Iva direttamente o indirettamente riconducibile a quella svolta dalla srl.

In conclusione, se si esercita il controllo di una srl e allo stesso tempo si svolge un’attività riconducibile a quella della società si è esclusi dal Regime forfettario.

Quindi si ritiene che, salvo specifiche istruzioni che l’Agenzia delle Entrate potrà fornire, nel caso in cui si controlli una srl, per poter applicare il Regime forfettario nell’anno 2019, le quote della stessa possano essere cedute nel corso del 2019 (entro il 31/12).
A conforto di ciò,di seguito riportiamo stralcio del Testo dalla circolare n.10/E del 4 Aprile 2016 dell’Agenzia delle entrate: “Pertanto, in coerenza con quanto affermato anche nella relazione illustrativa, se la partecipazione viene ceduta nel corso del periodo d’imposta nel quale si intende applicare il regime di favore, la causa di esclusione non opera, perché lo stesso soggetto non sarà titolare anche del reddito di partecipazione, che sarà imputato al titolare della medesima alla data di chiusura dell’esercizio”.

martedì 11 dicembre 2018

Acconto Iva 2018



Entro il prossimo 27 dicembre 2018 i contribuenti soggetti Iva dovranno effettuare l’ultimo pagamento dell’anno, l’acconto Iva 2018.

I metodi alternativi per la determinazione dell’acconto sono tre:
metodo storico;
metodo previsionale;
metodo delle operazioni effettuate.
Sono esonerati dal versamento dell’acconto Iva:
  • i soggetti che presentano una base di riferimento a credito (storico 2017 o presunto 2018);
  • i soggetti che presentano un importo dovuto inferiore ad euro 103,29;
  • coloro che hanno cessato l’attività entro il 30 novembre se mensili, o 30 settembre se trimestrali;
  • coloro che hanno iniziato l’attività nel corso del 2018;
  • soggetti che adottano il regime dei minimi;
  • soggetti che adottano il regime forfetario;
  • soggetti usciti dal regime dei minimi o dal regime forfetario con decorrenza 2018, con applicazione del regime ordinario;
  • soggetti che applicano il regime forfetario ex 398/1991;
Il versamento dell’acconto Iva va effettuato utilizzando il modello  F24 con i seguenti codici tributo: “6013” per i contribuenti mensili e “6035” per quelli trimestrali. L’anno di riferimento da indicare è il “2018”.



giovedì 29 novembre 2018

Regime forfettario 2019: Nuovi limiti.



La Legge di Bilancio 2019 prevede nuovi limiti per le partite IVA che intendono aderire al regime forfettario di tassazione. La prima novità è che non vi sono più limiti di ricavi differenziati in base alle attività esercitate ma per tutti è fissata la soglia dei ricavi a 65.000,00 euro.
Oltre al limite di fatturato annuo di 65.000 euro, per l’accesso al nuovo regime forfettario, dal 1° gennaio 2019 i contribuenti titolari di partita IVA dovranno rispettare alcuni requisiti.
In primo luogo la Legge di Bilancio 2019, nel testo disponibile ad oggi, elimina i seguenti requisiti di accesso: spese per lavoro dipendente e assimilati non superiori a 5.000 euro lordi e beni strumentali di costo non superiore a 20.000 euro.

Saranno, invece, esclusi dal nuovo regime forfettario per le partite Iva:
- coloro che erano assunti come dipendenti o collaboratori e intendono avviare un’attività di lavoro autonomo che abbia come principale committente l’ex datore di lavoro;
-  i contribuenti in regimi speciali ai fini IVA o di determinazione dei redditi e i non residenti;
- le società di persone o SRL in regime ordinario o di trasparenza;
- i titolari di partita IVA che possiedono partecipazioni societarie.
Rimane confermato l’esonero dagli adempimenti IVA e quindi anche dall’obbligo di fatturazione elettronica.

lunedì 3 settembre 2018

Modello F24: le recenti novità in materia di compensazione





La Legge di Bilancio 2018 ha previsto che l'Agenzia delle Entrate possa sospendere, fino a 30 giorni, l'esecuzione dei modelli F24 relativi a compensazioni che presentano profili di rischio. Se il credito risulta correttamente utilizzato, o decorsi 30 giorni dalla presentazione del modello stesso, il pagamento è eseguito e le relative compensazioni sono considerate effettuate alla data indicata nel file telematico inviato. In caso contrario, la delega di pagamento verrà scartata e le relative compensazioni/pagamenti non si considereranno effettuati.
Il provvedimento dell'Agenzia delle Entrate del 28.08.2018 ha stabilito i criteri e le modalità di attuazione di questa norma.

Attuali regole di presentazione

Nel caso di:
  • F24 con compensazione a saldo zero, la presentazione è esclusivamente telematica, sia per i titolari di partita Iva che per i soggetti privati. Possono essere utilizzati i servizi telematici dell'Agenzia delle Entrate (Fisconline/Entratel). In questo caso, quindi, non è possibile utilizzare il mod. F24 cartaceo, né il servizio di remote/home banking di banche/poste;
  • F24 con compensazione con saldo a debito, le modalità di compensazione sono diverse a seconda che si tratti di soggetti privati o titolari di partita Iva.
    • I titolari di partita Iva, a partire dal 24.4.2017, hanno l'obbligo generalizzato di utilizzare le modalità telematiche dell'Agenzia delle Entra(Fisconline/Entratel) per i crediti relativi alle imposte dirette, IVA, IRAP, addizionali, imposte sostitutive, ritenute, crediti d'imposta da indicare nel quadro RU della dichiarazione dei redditi. L'Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione 68/E/2017, ha fornito un elenco di codici tributo il cui utilizzo in compensazione necessita dell'utilizzo dei servizi telematici messi a disposizione dell'Agenzia delle Entrate (riportato all'allegato 2 della risoluzione stessa);
    • i soggetti privati possono usare tutti i servizi telematici  (Entratel/Fisconline, remote/home banking).
  • F24 senza compensazione, le modalità di presentazione sono diverse a seconda che si tratti di soggetti privati o titolari di partita Iva.
  • titolari di partita Iva hanno l'obbligo generalizzato di utilizzare le modalità telematiche, potranno usare sia i servizi telematici dell'Agenzia delle Entrate (Fisconline/Entratel), sia quelli di remote/home banking gestiti da banche o poste;
  • soggetti privati possono usare sia i servizi telematici  (Entratel/Fisconline, remote/home banking), sia il modello cartaceo, indipendentemente dall'importo. Questa è appunto la novità introdotta con la conversione in legge del Decreto fiscale collegato alla finanziaria 2017 (L. 225/2016), pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 282 del 02.12.2016, Suppl. Ord. n. 53.

Sospensione Modelli F24 a rischio

Con il provvedimento del 28.08.2018 l'Agenzia delle Entrate ha stabilito i criteri con cui può sospendere le deleghe di pagamento ritenute a rischio:
  • tipologia di debiti pagati;
  • tipologia di crediti compensati;
  • coerenza dei dati indicati nel Mod. F24;
  • dati presenti nell'Anagrafe Tributaria o resi disponibili da altri enti pubblici, afferenti ai soggetti indicati nel Mod. F24;
  • analoghe compensazioni effettuate in precedenza dai soggetti indicati nel Mod. F24;
  • pagamento di debiti iscritti a ruolo (art. 31 comma 1 D.l. 78/2010);
Le nuove regole entreranno in vigore a partire dal 28.10.2018. 
Qualora l'amministrazione finanziaria ritenga che una delega di pagamento è a rischio comunica - con apposita ricevuta - al soggetto che ha inviato il modello F24, che la delega di pagamento è sospesaindicando anche la data di fine del periodo di sospensione, che non può essere maggiore di 30 giorni dalla data di invio del Modello F24. La sospensione riguarda tutto il contenuto della delega di pagamento.
Durante il periodo della sospensione, per l'eventuale debito presente sul Mod. F24, non viene effettuato l'addebito sul conto indicato nel file telematico e può essere chiesto l'annullamento della delega di pagamento, secondo le ordinarie procedure telematiche messe a disposizione dall'Agenzia delle Entrate.
A seguito delle verifiche effettuate, l'Agenzia delle Entrate può rilevare che il credito:
  • non è stato correttamente utilizzato. In questo caso allora comunicherà al soggetto che ha inviato il file telematico lo scarto del Mod. F24, tramite apposita ricevuta, indicando anche la relativa motivazione. Tutti i pagamenti e le compensazioni contenute nel mod. F24 scartato si considereranno non eseguiti. In caso di mancata comunicazione di scarto entro il periodo di sospensione, l'operazione si considererà effettuata nella data indicata nel file telematico;
  • è stato correttamente utilizzato. In questo caso il mod. F24 si considereràa regolarmente eseguito alla data indicata nel file telematico inviato e:
    • in caso di Mod. F24 con saldo a zero, l'Agenzia comunicherà con apposita ricevuta l'avvenuto perfezionamento della delega di pagamento;
    • in caso di Mod. F24 con saldo positivo (poiché la compensazione era parziale), l'Agenzia invierà la richiesta di addebito sul conto corrente indicato nel file telematico, informando il soggetto che ha trasmesso il file.
Durante il periodo di sospensione, prima che sia comunicato lo scarto o lo sblocco del Mod. F24, il contribuente può inviare all'Agenzia delle Entrate gli elementi informativi ritenuti necessari per la finalizzazione della delega.

giovedì 7 giugno 2018

Tracciabilità delle retribuzioni



Dal 1° luglio 2018, così come previsto nell’art. 1, commi 910-914, della legge di Bilancio 2018 (legge n. 205 del 27 dicembre 2017), è fatto obbligo ai datori di lavoro e ai committenti di corrispondere i compensi dovuti mensilmente ai prestatori di lavoro esclusivamente per il tramite di uno dei seguenti mezzi di pagamento “tracciabili”:

  1. Bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore;
  2. Strumenti di pagamento elettronico;
  3. Pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;
  4. Emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore, o in caso di suo comprovato impedimento, ad un suo delegato. L’impedimento si intende comprovato quando il delegato a ricevere il pagamento è il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, purché di età non inferiore a sedici anni.
Il divieto di corresponsione della retribuzione per mezzo di denaro contante direttamente al lavoratore sussiste anche in riferimento agli eventuali anticipi/acconti.

L’obbligo di pagamento attraverso sistemi tracciabili serve a tutelare sia il lavoratore che la concorrenza leale tra le imprese. La norma mira infatti ad impedire la prassi, deprecabile ed ancora oggi purtroppo presente in alcune realtà, che si sostanzia nella corresponsione al lavoratore di una retribuzione inferiore rispetto a quella indicata nel cedolino di paga, con il conseguente illecito vantaggio economico dell’impresa.

I soggetti interessati dal nuovo obbligo sono i datori di lavoro, a prescindere dalla forma giuridica utilizzata, e i committenti nell’ambito di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa.

Sono invece esclusi i compensi corrisposti nell’ambito del lavoro domestico.

I rapporti di lavoro destinatari dell’obbligo in esame sono:
  • I rapporti di lavoro subordinato ex. art. 2094 c.c., indipendentemente dalle forme e dalle modalità di svolgimento della prestazione. Pertanto vi rientrano i lavoratori con contratto a tempo parziale, determinato, in apprendistato, il lavoro intermittente o a chiamata, i lavoratori distaccati all’estero, i lavoratori in smart working;
  • I contratti di collaborazione coordinata e continuativa;
  • I contratti di lavoro instaurati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci ai sensi della legge 3 aprile 2001, n. 142.
Si ritiene che non siano interessate dall’obbligo, in quanto non citati nella norma in esame, le forme di lavoro autonomo occasionale ex art. 2222 c.c.

Sempre in tema di tracciabilità il comma 912 afferma un principio consolidato in Cassazione, ossia che “la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione”.
Su tale aspetto l’Ispettorato Nazionale del lavoro, con nota n. 4538 del 22 maggio 2018, ha precisato che debba ritenersi non effettuato il pagamento allorquando il bonifico del lavoratore venga successivamente revocato, ovvero l’assegno emesso venga annullato prima dell’incasso.

Su fronte sanzionatorio il comma 913 prevede che “al datore di lavoro o committente che viola l’obbligo di cui al comma 910, si applica sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da 1.000,00 a 5.000,00 euro”.