Contabilità e bilancio

L’assistenza e la consulenza prestata supporta l’impresa nell’ordinaria attività di gestione aziendale e nel momento delle loro scelte strategiche ed organizzative. Può riguardare anche la redazione di piani finalizzati al raggiungimento di obiettivi di business.

Consulenza fiscale

Forniamo assistenza e consulenza al fine di consentire al cliente, nel rispetto delle normative vigenti, di ottimizzare il proprio assetto giuridico e fiscale anche alla luce di agevolazioni fiscali disponibili e tenuto conto delle peculiarità dell’attività svolta.

Area societaria e contrattuale

Consulenza nella scelta del veicolo societario più idoneo per le esigenze del cliente, assistenza alle fasi di start-up e nella gestione ordinaria delle società, adempimenti societari, tenuta e scritturazione dei libri sociali. Consulenza per i rapporti tra soci e con la società, pianificazione e gestione dei passaggi generazionali, gestione litigation connesse.

Operazioni straordinarie

Forniamo assistenza sugli aspetti economico-aziendali, tributari e societari relativi alle operazioni straordinarie quali le acquisizioni e le vendite di partecipazioni, aziende e rami d’azienda, fusioni, scissioni, conferimenti, trasformazioni e liquidazioni.

Altri servizi

Offriamo, inoltre, un'ampia gamma di servizi di disbrigo pratiche e certificati presso la Camera di Commercio, il Comune, l'esattoria e altri uffici pubblici di Catania e provincia.

martedì 31 gennaio 2017

IRI: Tassazione degli utili

Uno dei punti critici della nuova IRI (Imposta sul Reddito d’Impresa), introdotta con la Legge di Bilancio 2017, su cui si attendono chiarimenti in merito da parte dell’Amministrazione Finanziaria, riguardano certamente la modalità di tassazione degli utili non prelevati in un periodo d’imposta (e che, quindi, già sono stati tassati al 24%) ma, ad esempio, distribuiti in un periodo d’imposta successivo. 
Si ricorda, infatti, che il regime di tassazione IRI prevede che:
  • il reddito (utile) lasciato in azienda sconta una tassazione separata ,appunto IRI, con aliquota del 24%;
  • l’utile prelevato o distribuito concorrerà a formare il reddito complessivo ai fini IRPEF dell’imprenditore/socio ed in capo a questi tassato ordinariamente ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche.
Le somme prelevate dall’imprenditore diventano “deducibili” dal reddito dell’impresa.
Le somme prelevate a carico dell’utile dell’esercizio e delle riserve di utili, nei limiti del reddito dell'esercizio e dei periodi d'imposta precedenti assoggettati a tassazione separata e non ancora prelevati, a favore dell'imprenditore, dei collaboratori familiari o dei soci costituiscono reddito d'impresa e concorrono integralmente a formare il reddito complessivo dell’imprenditore, dei collaboratori familiari o dei soci.
La norma prevede, anche se entro un determinato limite (ossia del reddito dell'esercizio e dei periodi d'imposta precedenti assoggettati a tassazione separata e non ancora prelevati) che le riserve di utili formatesi in regime IRI, e che pertanto hanno già scontato tale imposta, nel momento in cui sono prelevate concorrono “integralmente” ossia al 100% a formare il reddito complessivo dell’imprenditore ai fini IRPEF.
Da ciò, quindi, ne deriverebbe che, anche se ad esempio, ad optare per l’IRI fosse una SRL trasparente, i prelievi sull’utile che ha già scontato tale imposta, saranno deducibili dal reddito d’impresa relativo al periodo ‘imposta in cui è eseguito il prelevamento e concorreranno integralmente a formare il reddito complessivo in capo all’imprenditore.
Si ricorda che nel caso in cui a scegliere l’IRI sia una società di persona o una SRL a ristretta base proprietaria, non trova applicazione il regime della trasparenza fiscale e che, se a scegliere il regime in commento è la SRL a ristretta base proprietaria, il reddito prelevato mantiene, comunque, in capo al socio la natura di reddito d’impresa e non di capitale.
Ad ogni modo si consideri che quanto detto possa essere oggetto di opportuni e precisi chiarimenti da parte del Fisco, che potrebbero confermare, smentire o fugare qualsiasi altro dubbio in merito.

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lunedì 30 gennaio 2017

Cedolare secca

Il nuovo regime fiscale disciplinato dall’art. 3 del Decreto legislativo n. 23 del 14.03.2011,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 67 del 23.03.2011 con entrata in vigore dal 7.04.2011-
ha previsto l’introduzione della cedolare seccasugli affitti.
A decorrere dal 7 aprile 2011, il canone di locazione riguardante contratti stipulati per
immobili ad uso abitativo e le relative pertinenze affittate congiuntamente all’abitazione,
può essere assoggettato, in base all’opzione effettuata dal locatore, alla nuova imposta che sostituisce l’Irpef e le relative addizionali nonché l’imposta di registro e l’imposta di bollo sulla registrazione, risoluzione e proroga del contratto di locazione.
Da un punto di vista oggettivo il D.lgs.n. 23/211 prevede che possono essere assoggettati a
cedolare secca i contratti di locazione relativi ad immobili ad uso abitativo e le relative
pertinenze locate “congiuntamente all’abitazione”. In altri termini, quindi, ai fini dell’imposta
sostitutiva si ricorda che devono essere soddisfatte congiuntamente le seguenti condizioni:
  • l’unità immobiliare deve essere accatastata in una delle categorie catastali della categoria A, ad esclusione degli uffici classificati nella categoria A/10;
  • la locazione deve essere ad uso abitativo.
Pertanto, la cedolare non può trovare applicazione in presenza di immobili appartenenti alla
categoria catastale A, ad esempio A/2 –abitazione civile, locati ad uso ufficio.
Specularmente è altresì esclusa la locazione di un ufficio – A/10 locato ad uso abitativo.
Il legislatore ha consentito di applicare la cedolare secca anche ai contratti di locazione
per i quali non sussiste l’obbligo di registrazione (art. 3, comma 2 D.Lgs. n. 23/2011,
locazioni turistiche, ad esempio) ed al riguardo il locatore comunica la sua intenzione di
applicare la cedolare secca all’Agenzia delle Entrate direttamente in sede di dichiarazione
dei redditi (salvo il caso in cui il locatore, pur non essendo obbligato, provvede alla
registrazione del contratto)
In alternativa rispetto al regime ordinario vigente per la determinazione del reddito fondiario, il locatore può optare per il regime della cedolare secca. Con Provvedimento del Direttore
dell’Agenzia delle Entrate (Prot. 2011/55394) sono state stabilite le modalità di esercizio del
diritto di opzione, il versamento in acconto ed a saldo della relativa imposta, oltre ad ogni
altra disposizione attuativa del regime in esame.
Il locatore, per beneficiare del regime della cedolare secca, deve comunicare preventivamente al conduttore, tramite lettera raccomandata oppure con l'inserimento nel contratto di apposita clausola, la scelta per il regime alternativo di tassazione a cedolare secca e la conseguente rinuncia, per il corrispondente periodo di durata dell’opzione, ad esercitare la facoltà di chiedere l’aggiornamento del canone a qualsiasi titolo, anche a titolo di aggiornamento ISTAT.
Se i locatori (proprietari dell’immobile) sono più di uno,la scelta per la cedolare secca deve
essere esercitata distintamente da ciascun locatore; i locatori contitolari che non
esercitano l’opzione sono tenuti al versamento dell’imposta di registro per la loro parte.
Deve essere comunque versata l’imposta di bollo.Per aderire all'opzione dell'imposta sostitutiva sulle locazioni, il contribuente deve compilare
la sezione del modello RLI che può essere presentato anche per via telematica utilizzando il
software di compilazione dell'Agenzia delle Entrate.
L’imposta sostitutiva agevolata della cedolare secca deve essere versata entro lo stesso
termine previsto per il versamento dell’Irpef mediante l’F24, modello unificato di pagamento
Agenzia delle Entrate che prevede anche la possibilità di compensare l’imposta dovuta con
eventuali crediti.
Per il versamento della cedolare secca, con F24, vanno utilizzati i seguenti codici tributo:
1840: Cedolare secca locazioni
– Acconto prima rata
1841: Cedolare secca locazioni
– Acconto seconda rata o unica soluzione
1842: Cedolare secca locazioni
– Saldo
Il pagamento del primo acconto dell’imposta sostitutiva cedolare secca affitti, va versata se
l’importo dell’imposta sostitutiva dovuta per l’anno precedente supera i 51,65 euro.
Cedolare secca scadenza acconto:
• Unica RATA: entro il 30 novembre se l’importo è inferiore a 257,52 euro
• In 2 rate, se l’importo dovuto è superiore a 257,52 euro: primo acconto cedolare
secca affitti pari al 40%: entro il 16 giugno e secondo acconto cedolare secca affitti
pari al 60%, entro il 30 novembre.
In generale, l’acconto non è dovuto nel primo anno di esercizio dell’opzione per la cedolare
secca, poiché manca la base imponibile di riferimento, cioè l’imposta sostitutiva dovuta per il
periodo precedente. In tale periodo d’imposta il reddito derivante dall’immobile è stato infatti
assoggettato a Irpef. Inoltre, l’acconto non è dovuto quando l’anno di prima applicazione della cedolare secca è anche il primo anno di possesso dell’immobile.
Cedolare secca scadenza saldo:
Va effettuato entro il 16 giugno dell’anno successivo a quello a cui si riferisce, o entro il 16
luglio, con la maggiorazione dello 0,40% tramite ravvedimento operoso. Per cui se il saldo
riguarda l’anno 2016 dovrà essere versato entro il 16 giugno 2017, se invece il saldo si
riferisce all’anno 2017 dovrà essere versato entro il 16 giugno 2018.
F24 sanzione Novità 2017
L'anno 2017 inizia con una prima importante novità in tema di cedolare secca: l'articolo 7-
quater, comma 24, del DL 193/2016 è venuto in aiuto ai tanti locatori che in sede di proroga si sono dimenticati di confermare l'opzione per la cedolare secca.
Fino al 2 dicembre infatti, chiunque avesse dimenticato di trasmettere il modello RLI andava incontro alla revoca del regime, con l’obbligo di dover pagare a caro prezzo l’errore, versando imposta di registro, IRPEF e relative addizionali comunali e regionali
Viene, infatti, disposto che tale mancanza:
• non determina la revoca dell’opzione esercitata in sede di registrazione del contratto
• purché il contribuente abbia mantenuto un comportamento coerente con la volontà
di applicare la cedolare (effettuando i relativi versamenti e dichiarando i redditi da
cedolare secca in Unico/730).
Con la nuova norma, quindi, il mancato “rinnovo” dell’opzione per l’omessa comunicazione
della proroga del contratto non determinerà la revoca dell’imposta sostitutiva, a condizione,
però, che il contribuente abbia tenuto un comportamento coerente con l’opzione.
Infatti, se da un lato la mancata comunicazione della proroga della locazione non comporterà la “revoca” della cedolare secca, tuttavia, dall’altro comporterà l’applicazione di una sanzione pari a:
• 100 euro: se il ritardo nella comunicazione è superiore a 30 giorni;
• 50 euro: laddove il ritardo non sia superiore a 30 giorni (quindi ove la comunicazione
venga effettuata entro 60 giorni dalla data di efficacia della proroga).

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INPS: Contributi volontari

L’Inps, con la circolare n. 12 del 27 gennaio 2017, comunica aliquote , minimali e massimali dei contributi volontari per i lavoratori dipendenti non agricoli, lavoratori autonomi ed iscritti alla Gestione separata per il 2017 .
Il documento conferma per i lavoratori dipendenti non agricoli i parametri seguenti:
  • la retribuzione minima settimanale è pari a
    € 200,76;
  • la prima fascia di retribuzione annuale oltre la quale è prevista l’applicazione dell’aliquota aggiuntiva dell’1% (art. 3 L. 438/92) è di
    € 46.123,00;
  • il massimale di cui all’art. 2, comma 18, della Legge 335/1995, da applicare ai prosecutori volontari titolari di contribuzione non anteriore al 1° gennaio 1996 o che, avendone il requisito, esercitino l’opzione per il sistema contributivo, è di € 100.324,00.
A decorrere dal 1° gennaio 2017, l’aliquota contributiva a carico dei lavoratori dipendenti non agricoli, autorizzati alla prosecuzione volontaria nel FPLD dopo il 1995, è fissata al 33,0 % , con un aumento rispetto al 2016 dello 0,13%.
L’aliquota IVS relativa ai lavoratori dipendenti non agricoli, autorizzati alla prosecuzione volontaria con decorrenza compresa entro il 31/12/1995, è confermata pari al 27,87%.

Per i LAVORATORI AUTONOMI le aliquote invece sono le seguenti:
  • titolari di qualunque età e collaboratori di età superiore ai 21 anni :
  • artigiani 23,55 %
  • commercianti 23,64 %
collaboratori di età non superiore ai 21 anni
  • artigiani 20,55 %
  • commercianti 20,64 %
Per quanto riguarda i LAVORATORI ISCRITTI esclusivamente alla GESTIONE SEPARATA, per la determinazione del contributo volontario deve essere presa in considerazione esclusivamente l’aliquota IVS , pari, per l’anno 2017:
  • al 25% per i professionisti ed
  • al 32% per i collaboratori e figure assimilate.
Poiché nel 2017 il minimale per l’accredito contributivo è fissato in € 15.548,00, per il medesimo anno l’importo minimo dovuto dai prosecutori volontari della Gestione separata non potrà essere inferiore a:
  • € 3.887,04 su base annua e € 323,92 su base mensile per i professionisti 
  • € 4.975,44 su base annua e € 414,62 su base mensile per tutti gli altri iscritti
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venerdì 27 gennaio 2017

NUOVE SCADENZE IRPEF, IRES, IRAP, IVA E CEDOLARE SECCA.




Con l’art. 7-quarter comma 19 del D.L. 193/2016, convertito in Legge n. 225/2016, da quest’anno sono cambiate le scadenze per il versamento del saldo e I° acconto per l’IRPEF e relative addizionali, l’IRES, l’IVA, L’IRAP, le imposte sostitutive del regime forfettario e del regime di vantaggio, i contributi previdenziali, IVIE ed IVAFE e la cedolare secca.
In particolare il saldo riferito al periodo d’imposta 2016 ed il I° acconto 2017, non andranno più versati entro i l 16/06 bensì entro il 30 giugno oppure entro i successivi 30 giorni con maggiorazione dello 0,40%.
Resta, invece, ferma la scadenza del II° o unico acconto al 30 novembre così come resta ferma la possibilità di rateizzare solo il saldo ed il I° acconto e non il II° o unico acconto.
Riguardo alle scadenze di pagamento della cedolare secca è stabilito che per il versamento del saldo si applicano le disposizioni in materia di versamento a saldo dell’IRPEF. Quindi, il saldo cedolare secca va versato alla stessa scadenza prevista per il saldo IRPEF e ne consegue che,  anche il I° acconto 2017 della predetta imposta dovrà essere versato entro il 30 giugno (o 31 luglio con maggiorazione dello 0,40%).

Di seguito una tabella di riepilogo di come cambiano le scadenze dal 2017 per il versamento della cedolare secca:
TAB_Cedolare e nuove scadenza


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mercoledì 25 gennaio 2017

Dichiarazione precompilata: Anche quest’anno è possibile inviare i dati sanitari fino al 9 febbraio

Estesa la scadenza per l’invio dei dati 
Come per il 2016 anche quest’anno c’è tempo fino al 9 febbraio 2017 per l’invio al Sistema Tessera Sanitaria dei dati relativi alle spese sanitarie e ai rimborsi effettuati nel 2016 per prestazioni non erogate, o parzialmente erogate. In attesa della formalizzazione della proroga, si anticipa agli operatori la possibilità di avere 9 giorni in più per l’invio rispetto alla scadenza prevista del 31 gennaio. Questa proroga non impatterà minimamente con il calendario della campagna dichiarativa 2017.
I soggetti tenuti alla trasmissione delle spese sanitarie, la cui platea è aumentata in quanto include, rispetto allo scorso anno, le strutture autorizzate e non accreditate, gli psicologi, gli infermieri, le ostetriche, le parafarmacie, i tecnici di radiologia medica e gli ottici, avranno più tempo per inviare i dati relativi alle citate spese del 2016. L’estensione del termine, dal 31 gennaio al 9 febbraio, va incontro alle esigenze rappresentate dalle categorie tenute all’invio dei dati per il primo anno e all’esigenza di fornire ai contribuenti un 730 precompilato con un maggior numero di spese mediche. La proroga del termine si intende riferita alla trasmissione di tutte le spese sanitarie sostenute nel 2016, da parte di tutti i soggetti tenuti a questo obbligo. La proroga riguarda ovviamente anche i veterinari, che da quest’anno sono tenuti all’invio al Sistema Tessera Sanitaria dei dati relativi alle spese veterinarie.
Proroga dei termini anche per l’opposizione all’utilizzo dei dati:
In osservanza del sistema di tutela della privacy approvato, è posticipato al 9 marzo 2017 il termine entro il quale i contribuenti potranno comunicare all’Agenzia delle Entrate il proprio rifiuto all’utilizzo delle spese sanitarie sostenute nell’anno 2016 ai fini dell’elaborazione del 730 precompilato. Coloro che vorranno esercitare la facoltà di opposizione potranno quindi trasmettere il modello direttamente all’Agenzia fino al 31 gennaio 2017 oppure accedere dal 10 febbraio al 9 marzo 2017 direttamente all’area autenticata del sito web del Sistema Tessera Sanitaria (www.sistemats.it) tramite la tessera sanitaria oppure le credenziali Fisconline rilasciate dall’Agenzia.

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martedì 24 gennaio 2017

Dichiarazione Iva 2017: calcolo Volume d' affari.

Il volume di affari è rappresentato dalla somma di tutte le cessioni e prestazioni effettuate in campo IVA effettuate e registrate al netto delle variazioni in diminuzione e dell'imposta addebitata al cliente. Questo dato si ricava dalla dichiarazione IVA, campo VE40, e serve, ad esempio, per definire il regime contabile del contribuente e la periodicità per la liquidazione dell'imposta.
Alla formazione del volume d’affari concorrono:
  • l’ammontare complessivo delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi effettuate, registrate o soggette a registrazione con riferimento al periodo d’imposta, compreso l’imponibile relativo alle operazioni IVA ad esigibilità differita.
  • le operazioni non soggette all’imposta ai sensi degli articoli da 7 a 7-septies prive del requisito di territorialità, che dal 1 gennaio 2013 devono essere obbligatoriamente fatturate (art. 21, c. 6-bis).
Non concorrono invece alla formazione del volume d’affari:

  • le cessioni di beni ammortizzabili
  • i passaggi interni tra contabilità separate
  • le operazioni effettuate in anni precedenti, ma con imposta esigibile nell’anno in corso.
  • Tali operazioni devono essere comprese nella sezione 2 del quadro VE tra le operazioni imponibili, per il calcolo dell’IVA a debito, e successivamente detratte nella sezione 4 del quadro VE, ai fini della determinazione del volume d’affari annuo.
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Enasarco 2017

Dal 1° gennaio 2017 entrano in vigore le nuove percentuali di contribuzione alla Fondazione Enasarco: l’aliquota contributiva passa al 15.55% di cui metà a carico agente e metà a carico mandante. Le nuove aliquote sono state stabilite con il Regolamento delle attività istituzionali della Fondazione entrato in vigore nel 2013.
Per il fondo previdenza l’aliquota 2017 sarà pari al 15,55% (di cui il 3% a titolo di solidarietà) delle provvigioni maturate a partire dal primo trimestre di quest’anno.
Nella area riservata in Enasarco, sul sito www.enasarco.it è disponibile la distinta online che la ditta mandante deve compilare, inserendo le provvigioni dei propri agenti: in automatico, verrà calcolato il contributo dovuto. Per il versamento, la ditta mandante puo scegliere tra:
  • Bollettino bancario MAV: pagamento standard e automatico proposto dal sistema;
  • Addebito su c/c bancario della ditta mandante (Mandato Sepa).
Le scadenze per il versamento relative a ciascun periodo sono le seguenti :

1° trimestre - 20 Maggio
2° trimestre - 20 Agosto
3° trimestre - 20 Novembre
4° trimestre - 20 Febbraio dell'anno successivo.

Vale la pena ricordare che da quest'anno sono cambiati i requisiti richiesti per la pensione: per il 2017 e 2018 gli uomini devono raggiungere l'età minima di 66 anni e le donne 61 anni , con venti di contribuzione
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start-up innovative 2017:Requisiti

I requisiti che devono avere gli incubatori delle star-up innovative per usufruire dei benefici fiscali, sono stati revisionati dal decreto del MISE del 22.12.2016 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 16 di venerdì.
Viene stabilito che sono riconosciuti incubatori certificati di start‐up innovative le societa' di capitali, costituite anche in forma cooperativa, di diritto italiano ovvero una Societas Europaea,
residenti in Italia con oggetto sociale che concerne in modo prevalente il sostegno alla nascita e allo sviluppo di start‐up innovative e attivita' correlate relative al trasferimento tecnologico e ai processi di ricerca, sviluppo e innovazione, mediante l'offerta di spazi fisici dedicati e di servizi di consulenza
con il possesso dei valori minimi indicati nelle tabelle A e B allegate al decreto.
Per l'iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese deve essere presentata alla Camera di commercio competente per territorio una dichiarazione attestante il possesso dei requisiti mediante l'utilizzo di un apposito modulo di domanda in formato elettronico, sottoscritto dal rappresentante legale della societa. Il modulo di domanda in formato elettronico, comprendente la Griglia di compilazione correlata, e' pubblicato sul sito web del Ministero dello sviluppo economico nella sezione «Start‐up innovative».
Infine, per consentire i controlli sul rispetto dei requisiti di legge l'incubatore certificato deve conservare gli atti e i documenti attestanti la veridicita' delle informazioni fornite nella compilazione del modello informatico per un periodo di cinque anni a decorrere dalla data dell'iscrizione nella citata sezione speciale del registro delle imprese. Qualora dal controllo emerga l'insussistenza dei requisiti dichiarati la societa' e' soggetta alla cancellazione dalla sezione speciale, decadendo dai relativi benefici fiscali o di qualsiasi altra natura a essa attribuiti in applicazione della disciplina prevista dal decreto.
A decorrere dall'entrata in vigore del presente decreto, le societa' gia' iscritte nella sezione speciale del registro delle imprese devono depositare, a pena di decadenza, la dichiarazione annuale di mantenimento dei requisiti in conformita' ai parametri stabiliti dall'allegato al presente provvedimento.
Per le societa' costituite da meno di due esercizi, conformi alla definizione di cui all'art. 1 del presente decreto, il requisito dell'adeguata e comprovata esperienza nell'attivita' di sostegno a start‐up innovative puo' essere ottenuto mediante avvalimento dell'attivita' di incubazione fisica di start‐up innovative maturata da societa' o altri enti cui siano legate da un rapporto di conferimento, fusione, scissione , di cessione d'azienda o di ramo d'azienda.
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Diritto annuale 2016: ravvedimento

Per chi non avesse ancora pagato il diritto annuale relativo al 2016 è  possibile regolarizzarsi con il meccanismo del ravvedimento operoso. Un sistema indispensabile per chi necessita di certificazioni da parte del Registro Imprese. Infatti, così come previsto dall'art. 24, comma 35, della legge n. 449/1997, a partire dal 1º gennaio dell'anno successivo a quello di riferimento, alle imprese non in regola con il pagamento del diritto annuale non può essere rilasciata la certificazione camerale.
La regolarizzazione agevolata con il sistema del ravvedimento operoso è possibile entro un anno dalla scadenza ordinaria (c.d. "ravvedimento lungo"), ovvero entro il 16 giugno 2017 per il diritto annuale relativo al 2016.
L'istituto del ravvedimento operoso, previsto dall'art. 13 del D. Lgs. n. 472/1997, e ripreso dall'art. 6 del D.I. n. 54/05, consente al contribuente, con specifici limiti, di sanare spontaneamente le violazioni commesse mediante il contestuale pagamento:
a) del tributo dovuto;
b) degli interessi moratori commisurati al tributo non versato, calcolati al tasso legale annuo con maturazione giornaliera dal giorno di scadenza del termine al giorno in cui viene eseguito il pagamento;
c) della sanzione ridotta pari al 6% dell'importo di cui al punto a) (ossia 1/5 della sanzione minima irrogabile pari al 30%).
Dal 1° gennaio 2017 il tasso di interesse legale è pari allo 0,1% annuo (D.M. 7 dicembre 2016).
Il ravvedimento può essere utilizzato dalle imprese già iscritte al Registro Imprese che non hanno versato il diritto annuale nei termini fissati dalla legge. Unica condizione per la sua applicazione è che la violazione non sia già stata constatata e comunque non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività di accertamento delle quali gli autori, o i soggetti obbligati in solido, abbiano avuto formale conoscenza.
Il versamento può essere effettuato esclusivamente con il modello di pagamento F24, da utilizzarsi con modalità telematica anche compensando l'importo da pagare con crediti per altri tributi o contributi; nell'intestazione del modello F24, oltre agli altri dati dell'impresa, deve essere riportato il codice fiscale e non la partita IVA, qualora diversa.

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lunedì 23 gennaio 2017

ISEE

L' INPS ricorda in un comunicato che dal 29.12.2016 è disponibile una nuova funzione che consente di effettuare una simulazione di calcolo del proprio ISEE ordinario in tempo reale, anche senza avere presentato la DSU. Per usufruire del servizio non è necessario disporre del PIN INPS. E’ infatti disponibile tra i contenuti consultabili senza autenticazione e permette all’utente di comprendere come l'Istituto valutera la situazione economica del nucleo familiare ai fini dell'accesso alle prestazioni sociali agevolate, in caso il cittadino presenti la DSU per richiederlo.
Lo strumento serve a simulare in maniera semplificata il calcolo dell'ISEE Ordinario che si applica alla generalità delle prestazioni sociali agevolate, a meno che non sia previsto un ISEE specifico (ISEE minorenni, ISEE Università ecc.). E' previsto l’inserimento di valori aggregati e quindi una compilazione facilitata e rapida all’interno del simulatore, ad es. somma dei redditi netti dei componenti il nucleo.
Va sottolineato che il risultato della simulazione, non costituisce e non sostituisce l’ISEE vero e proprio che si ottiene solo con l’attestazione rilasciata dall’INPS a seguito di presentazione della DSU ai sensi del D.P.C.M. n. 159 del 2013. Infatti, il valore che si ottiene con il simulatore è la risultante di un calcolo basato sulle informazioni auto dichiarate dall’utente; l’ISEE vero e proprio, invece, si ottiene sulla base di autocertificasioni e di dei dati ricavati dagli archivi amministrativi dell’INPS e dell’Agenzia delle entrate.
E’ possibile, comunque, utilizzare il simulatore per il calcolo degli indicatori specifici nei casi in cui l’ISEE specifico coincida con l’ISEE ordinario ad es. ISEE minorenni con genitori tra loro conviventi, coniugati, separati legalmente o divorziati.
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Dichiarazione Iva 2017

La dichiarazione IVA 2017, relativa all'anno di imposta 2016, deve essere presentata tra il 1° e il 28 febbraio 2017 in quanto non può più essere presentata in forma unificata insieme alla dichiarazione dei redditi. La dichiarazione IVA va presentata esclusivamente per via telematica all’Agenzia delle Entrate e può essere trasmessa:
  • direttamente;
  • tramite un intermediario abilitato;
  • tramite altri soggetti incaricati (per le Amministrazioni);
  • tramite società appartenenti al gruppo.
La dichiarazione IVA si considera presentata nel giorno in cui è conclusa la ricezione dei dati da parte dell’Agenzia delle Entrate. La prova della presentazione della dichiarazione è data dalla comunicazione attestante l’avvenuto ricevimento dei dati, rilasciata sempre per via telematica. Subito dopo l'invio, il servizio telematico restituisce un messaggio che conferma solo l’avvenuta trasmissione del file,la conferma di avvenuta presentazione della dichiarazione arriva in seguito.
Le dichiarazioni presentate tramite un ufficio postale da parte dei contribuenti obbligati alla presentazione per via telematica sono da ritenersi non redatte.
I soggetti che scelgono di trasmettere direttamente la propria dichiarazione devono utilizzare,in base ai requisiti posseduti per il conseguimento dell’abilitazione, i servizi telematici dell'Agenzia delle Entrate: Entratel (obbligatorio per i soggetti non residenti, che si sono identificati direttamente ai fini IVA nel territorio dello Stato) o Fisconline .
I soggetti diversi dalle persone fisiche effettuano la trasmissione telematica della dichiarazione tramite i propri incaricati e non direttamente.
Gli intermediari sono obbligati a trasmettere all’Agenzia delle Entrate per via telematica:
le dichiarazioni da loro predisposte per conto del dichiarante,
le dichiarazioni predisposte dal dichiarante stesso e per le quali hanno assunto l’impegno alla presentazione per via telematica.
Sono obbligati alla presentazione telematica delle dichiarazioni gli intermediari abilitati appartenenti alle seguenti categorie:
  • gli iscritti negli albi dei dottori commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali e dei consulenti del lavoro;
  • gli iscritti alla data del 30 settembre 1993 nei ruoli dei periti ed esperti tenuti dalle camere di commercio per la subcategoria tributi, in possesso di diploma di laurea in giurisprudenza o economia e commercio o equipollenti o di diploma di ragioneria;
  • gli iscritti negli albi degli avvocati;
  • gli iscritti nel registro dei revisori contabili di cui al d.lgs. 21 gennaio 1992, n. 88;
  • le associazioni sindacali di categoria tra imprenditori di cui all’art. 32, comma 1, lettere a), b) e c), del d.lgs. n. 241 del 1997;
  • associazioni che raggruppano prevalentemente soggetti appartenenti a minoranze etnico-linguistiche;
  • i Caf - dipendenti;
  • i Caf - imprese;
  • coloro che esercitano abitualmente l’attività di consulenza fiscale;
  • i notai iscritti nel ruolo indicato nell’art. 24 della legge 16 febbraio 1913, n. 89
  • gli iscritti negli albi dei dottori agronomi e dei dottori forestali, degli agrotecnici e dei periti agrari.
  • gli studi professionali e le società di servizi in cui almeno la metà degli associati o più della metà del capitale sociale sia posseduto da soggetti iscritti in alcuni albi, collegi o ruoli.
Come precisato nelle istruzioni della dichiarazione IVA 2017, i soggetti abilittai a loro volta possono avvalersi di società partecipate dai consigli nazionali, dagli ordini, collegi e ruoli, dalle associazioni rappresentative di questi ultimi, dalle relative casse nazionali di previdenza, dai singoli associati alle predette associazioni.
Nell’ambito di gruppi societari in cui almeno una società o ente sia obbligato alla presentazione delle dichiarazioni per via telematica, la trasmissione delle stesse può essere effettuata da uno o più soggetti dello stesso gruppo esclusivamente attraverso il servizio telematico Entratel.
Si considerano appartenenti al gruppo: l’ente (anche non commerciale) e la società (anche di persone) controllante, le società controllate (società le cui azioni o quote sono possedute dall’ente o società controllante o tramite altra società controllata da questo per una percentuale superiore al 50% del capitale fin dall’inizio del periodo d’imposta precedente).
La società del gruppo può effettuare la presentazione per via telematica delle dichiarazioni delle altre società che appartengono al medesimo gruppo nel momento in cui viene assunto l’impegno alla presentazione della dichiarazione. Tuttavia, le società e gli enti che presentano le dichiarazioni IVA rivolgendosi ad un intermediario abilitato o ad una società del gruppo non sono tenuti a richiedere l’abilitazione alla trasmissione telematica.
Come chiarito dalle istruzioni, gli incaricati che trasmettono telematicamente la dichiarazione per conto di altri devono:
  • rilasciare al dichiarante, contestualmente alla ricezione della dichiarazione o all’assunzione dell’incarico per la sua predisposizione, l’impegno a presentare per via telematica all’Agenzia delle Entrate i dati in essa contenuti, precisando se la dichiarazione gli è stata consegnata già compilata o verrà da lui predisposta; detto impegno dovrà essere datato e sottoscritto dall’intermediario o dalla società del gruppo, seppure rilasciato in forma libera. La data di tale impegno, unitamente alla personale sottoscrizione ed all’indicazione del proprio codice fiscale, dovrà essere successivamente riportata nello specifico riquadro “Impegno alla presentazione telematica” posto nel frontespizio della dichiarazione;
  • rilasciare al dichiarante, entro 30 giorni dal termine previsto per la presentazione della dichiarazione per via telematica, l’originale della dichiarazione i cui dati sono stati trasmessi per via telematica, redatta su modello conforme a quello approvato dall’Agenzia delle Entrate unitamente a copia della comunicazione dell’Agenzia delle Entrate che ne attesta l’avvenuto ricevimento.Detta comunicazione è prova per il dichiarante di avvenuta presentazione della dichiarazione e dovrà essere conservata dal medesimo, unitamente all’originale della dichiarazione, debitamente sottoscritta, ed alla restante documentazione per il periodo in cui possono essere effettuati i controlli da parte dell’Amministrazione Finanziaria;
  • conservare copia della dichiarazione trasmessa, anche su supporto informatico ai fini dell’eventuale esibizione all’Amministrazione Finanziaria in sede di controllo.
La comunicazione dell’Agenzia delle Entrate attestante l’avvenuta presentazione della dichiarazione inviata per via telematica, è trasmessa attraverso lo stesso canale, all’utente che ha effettuato l’invio ed è consultabile nella sezione “Ricevute” del sito internet dell’Agenzia delle Entrate.

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Modello Intra-2 acquisti

L'Agenzia delle Dogane ha confermato che le società e i professionisti sono ancora tenuti a presentare il modello Intra-2 riferito all’ultimo mese/trimestre del 2016, in scadenza il 25 gennaio 2017. Tale data corrisponde, di fatto, all’ultima segnalazione Intrastat per gli acquisti di beni e servizi da operatori comunitari.
Dal 1° gennaio 2017 gli elenchi Intrastat dovranno essere presentati solo per le operazioni di cessione di beni e per le prestazioni di servizi rese in ambito UE. In attesa di opportuni chiarimenti circa il futuro delle segnalazioni statistiche che, fino al periodo d’imposta 2016, andavano trasmesse alle Dogane utilizzando il modello Intra-2 bis e Intra-1 bis, occorre tener presente che tali operazioni intracomunitarie restano oggetto di controlli sugli adempimenti ai fini IVA.
Resta, infatti, la sanzione amministrativa compresa fra 500 euro e 20.000 euro nel caso in cui il cessionario o il committente dell’operazione ometta di porre in essere gli adempimenti connessi all'inversione contabile di cui agli articoli 17, DPR 633/1972 e agli articoli 46, comma 1, e 47, comma 1, del DL 331/1993.
Il cessionario italiano che effettua un acquisto intracomunitario di beni (o di servizi), deve integrare la fattura ricevuta dal fornitore (prestatore) UE a norma degli artt. 46 e 47 del DL 331/1993. La fattura così integrata deve essere annotata distintamente, entro il giorno 15 del mese successivo a quello di ricezione della fattura e, con riferimento al mese precedente, nel registro delle vendite; inoltre, ai fini dell'esercizio del diritto alla detrazione dell'imposta (di cui all’art. 19 DPR 633/1972), la stessa dovrà Vanno ricordati gli obblighi connessi alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi rese in ambito UE. Si pensi ad esempio, alle cessioni intracomunitarie di beni, le quali possono beneficiare della non imponibilità IVA al verificarsi delle seguenti condizioni:
  • trasferimento della proprietà a titolo oneroso;
  • status di soggetto passivo IVA del cessionario comunitario;
  • movimentazione dei beni dall'Italia verso altro Paese membro.
La verifica delle suddette condizioni merita un'attenzione particolare: in caso di controllo da parte dell'Agenzia delle entrate, l’assenza anche solo di uno dei requisiti sopra esposti, può determinare la ripresa dell'IVA sull'operazione, oltre all'applicazione della sanzione dal 90% al 180% dell'imposta non applicata in fattura (ai sensi dell’articolo 5, comma 4, DLgs 471/1997).
Nelle cessioni intracomunitarie occorre quindi abbinare alla fattura i documenti di avvenuta consegna al cliente per giustificare la non imponibilità IVA. La mancanza della prova determina la richiesta dell’IVA da parte dell’Agenzia delle Entrate con l’applicazione delle relative sanzioni.
Nelle vendite con resa franco fabbrica o Ex-Works, dove il trasporto avviene a cura del cliente, il cedente nazionale incontra diverse difficoltà nel richiedere e ottenere dal cliente (o dal vettore), copia del CMR controfirmato dal destinatario dei beni; a tal proposito, l'Agenzia delle entrate ha chiarito che nel caso in cui il cedente nazionale non abbia curato direttamente la spedizione e non sia in grado di esibire una copia del documento di trasporto debitamente compilato, egli potrà utilizzare qualsiasi altro mezzo idoneo a dimostrare l'arrivo dei beni a destinazione nel Paese membro del cliente (Risoluzione n. 477/E del 15 novembre 2008).
Tra i mezzi di prova alternativi, si riepilogano altri strumenti emersi dalla giurisprudenza e prassi degli ultimi anni:
  • documento di trasporto elettronico fornito telematicamente da alcuni corrieri o utilizzo delle informazioni tratte dal sistema informatico del vettore (Risoluzione n. 19/E del 25 marzo 2013).
  • invio al cessionario comunitario (a mezzo fax/pec) di un riepilogo delle varie operazioni di cessione avvenute nel periodo, del quale richiedere copia controfirmata al cliente stesso per confermare di aver ricevuto la merce (sentenza n. 31 del 14 aprile 2010 della Commissione Tributaria di Venezia).
  • dichiarazione rilasciata dal cliente Ue, corredata da idonea documentazione, in sostituzione del documento di trasporto (Risoluzione n. 71/E del 24 luglio 2014, riguardante la cessione di un'imbarcazione da un porto IT verso un porto UE, con trasporto curato dal cessionario).
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venerdì 20 gennaio 2017

DICHIARAZIONE DI SUCCESSIONE ON LINE

Il 23 gennaio 2017 farà il suo debutto la dichiarazione di successione online, con la possibilità di richiedere contestuale domanda di voltura catastale per gli immobili presenti nell’asse ereditario. Infatti, con il provvedimento dello scorso 27 dicembre, l’Amministrazione finanziaria, ha approvato il nuovo modello di dichiarazione di successione (che sostituisce il precedente Modello 4) e domanda di volture catastali, con le relative istruzioni e le specifiche tecniche per la trasmissione telematica. 
Il modello si compone di vari quadri, ed il software di compilazione sarà disponibile dal 23/01/2017, gratuitamente per il download, sul sito internet della stessa Agenzia delle Entrate.
Si ricorda che la successione ereditaria si apre alla data del decesso e la relativa dichiarazione va presentata entro i successivi 12 mesi. Non c'è obbligo di dichiarazione se l'eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto e l'attivo ereditario ha un valore non superiore a 100.000 euro e non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari. Queste condizioni possono venire a mancare per effetto di sopravvenienze ereditarie.
La principale novità del nuovo modello è che consente di eseguire le volture catastali senza la necessità di un’ulteriore richiesta da parte del contribuente. In base al vecchio Modello 4, infatti, dopo la presentazione della dichiarazione di successione, occorreva, entro i successivi 30 giorni, recarsi all’Agenzia del Territorio, e presentare la relativa domanda di voltura per gli immobili. È comunque, possibile per il contribuente decidere di non richiedere l’automatica voltura catastale, barrando l’apposita casella presente nel frontespizio del Modello.
Tuttavia, per gli immobili ricadenti nei territori ove vige il sistema del Libro Fondiario e per quelli gravati da oneri reali, nei casi di Trust e di giacente/eredità amministrata, le domande di volture catastali continueranno a dover essere presentate utilizzando le precedenti modalità cioè direttamente in ufficio su supporto cartaceo o informatico entro i successivi 30 giorni dalla presentazione della dichiarazione si successione.
La presentazione del modello potrà avvenire tramite i servizi telematici dell’Agenzia, utilizzando le proprie credenziali di accesso, oppure tramite un intermediario abilitato o un ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate competente per la lavorazione. Dunque, per la presentazione sarà, comunque, possibile recarsi presso l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente, il quale provvederà lui stesso alla trasmissione telematica.
I contribuenti residenti all’estero, se impossibilitati ad utilizzare i servizi telematici dell’Agenzia, potranno inviare il modello in modalità cartacea mediante raccomandata o altro mezzo equivalente dal quale risulti con certezza la data di spedizione all’ufficio territorialmente competente.
Per ufficio territorialmente competente si intende quello territoriale dell’Agenzia delle Entrate presso la cui circoscrizione, il defunto aveva l’ultima residenza. Se risiedeva in Italia, prima di risiedere all’estero, l’ufficio territoriale competente è quello dell’ultima residenza nota in Italia.
Per le dichiarazioni presentate per integrare, modificare o sostituire una dichiarazione già presentata, l’ufficio territoriale competente è quello presso il quale è stata presentata la dichiarazione oggetto di variazione/sostituzione. Per le volture catastali è, invece, competente ciascun ufficio provinciale nella cui circoscrizione territoriale ricadono i beni immobili per cui è richiesta la voltura. Quindi, ad esempio, se gli immobili compresi nell’asse ereditario sono ubicati in un comune della provincia di Latina, il Catastato competente per le volture è quello di Latina.
 Le dichiarazioni sostitutive di atto notorio, necessarie per la successione vengono rese dal dichiarante compilando il quadro EH del modello. Inoltre, se la dichiarazione è presentata tramite intermediario, questi deve conservare gli originali delle dichiarazioni sostitutive di atto notorio rese, la copia di un valido documento d’identità di coloro che le hanno sottoscritte, unitamente all’originale dichiarazione di successione sottoscritta dal dichiarante. Tutti i documenti utili alla dichiarazione dovranno essere allegati al modello in formato PDF/A o TIFF (es. carta d’identità, copia dei documenti comprovanti le passività, ecc.).
Per la presentazione della dichiarazione di successione, sono dovute imposte ipotecarie e catastali (se sono presenti immobili), oltre che imposta di bollo, tassa ipotecaria e tributi speciali. Tutti i predetti tributi sono calcolati in autoliquidazione dal dichiarante (il versamento da parte di un erede libera anche gli altri). Con il provvedimento che istituisce il nuovo modello in commento, è stabilito che il pagamento avverrà con addebito su un c/c (aperto presso un intermediario della riscossione, convenzionato con l'Agenzia delle Entrate) intestato al dichiarante oppure al soggetto incaricato della trasmissione telematica. Tuttavia, qualora la dichiarazione di successione è presentata direttamente all’ufficio territorialmente competente, il versamento potrà avvenire anche per il tramite del Modello F24. Si ricorda, invece, che l’imposta di successione, se dovuta, è liquidata direttamente dall’ufficio.
Per le volture, laddove, non vi sia domanda automatica, il versamento di diritti dovuti va eseguito direttamente in Catasto alla presentazione della relativa domanda.
Periodo transitorio – Il legislatore, ha tuttavia, previsto un periodo transitorio, secondo cui, fino a 31/12/2017, sarà ancora possibile presentare la dichiarazione di successione con le vecchie modalità. Dal 1° gennaio 2018 la dichiarazione di successione/volture online, diventerà, invece, obbligatoria. Dunque, nel periodo 23/01/2017 – 31/12/2017, i chiamati all’eredità potranno decidere ancora se presentare la successione secondo il vecchio modello oppure in modalità telematica.
Infine, ultima cosa utile da sottolineare è che tutte le novità in commento nel presente articolo riguardano esclusivamente le successione apertesi dal 3 ottobre 2006.
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Partita Iva: nessuna sanzione se non si dichiara la cessazione.

Il recente pacchetto semplificazioni fiscali (Legge n. 225 del 1° dicembre 2016) ha stabilito che le partite Iva che non hanno esercitato alcuna attività negli ultimi tre anni vengano chiuse d’ufficio e senza l’applicazione di sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate. Restano invece valide le altre procedure che permettono ai professionisti di chiudere la partita Iva volontariamente.
Vediamo allora che cosa prevede la nuova normativa e quando bisogna pagare delle sanzioni.
Il pacchetto semplificazioni fiscali, che converte in legge il decreto fiscale n. 193/2016, è entrato in vigore il 3 dicembre e ha introdotto un’importante novità: i soggetti che non hanno effettuato attività di impresa, artistiche e professionali negli ultimi tre anni si vedranno chiudere le partite Iva d’ufficio da parte dell’Agenzia delle Entrate.
La chiusura sarà preceduta da una comunicazione da parte dell’Agenzia e non comporterà l’applicazione di nessuna sanzione.
La nuova normativa ha infatti eliminato il regime sanzionatorio previsto dal D.L. n. 98/2011, che stabiliva che il professionista dovesse inviare all’Agenzia delle Entrate la dichiarazione di cessazione dell’attività. Qualora il contribuente omettesse di inviare la dichiarazione senza validi motivi, l’Agenzia poteva appunto somministrare una sanzione dai 500 ai 2.000 euro.
Nonostante però il pacchetto semplificazioni sia entrato in vigore sin da inizio dicembre, non è ancora stato reso disponibile il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate che indichi le specifiche modalità di applicazione della norma.
Può anche capitare, ovviamente, che il professionista decida di chiudere la partita Iva volontariamente. Ad esempio, può succedere che decida che i costi di mantenimento sono troppo alti.
I contribuenti che decidono di chiudere la partita Iva nonostante abbiano svolto regolare attività negli ultimi anni devono presentare entro 30 giorni la dichiarazione di cessazione attività all’Agenzia delle Entrate, oltre al modello AA9/12 se si tratta di persone fisiche e il modello AA7/10 se si tratta di enti, società e associazioni.
Chi volesse chiudere la propria partita Iva deve presentare il modello AA9/12 o il modello AA7/10all’Agenzia delle Entrate:
  • a uno dei vari uffici sparsi sul territorio, in duplice copia;
  • tramite posta e mediante raccomandata ad uno dei vari uffici, in un unico esemplare e allegando copia di un documento di identità;
  • per via telematica, direttamente o tramite i soggetti incaricati.

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Dichiarazione di intento: nuovo modello dal 1 marzo 2017

Con il provvedimento del 2 dicembre 2016, l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato il nuovo modello della dichiarazione d’intento con le relative istruzioni e specifiche tecniche: tale modello, deve essere utilizzato dall’esportatore abituale per effettuare operazioni di acquisto (o importazioni) di beni e ricevere prestazioni di servizi senza l’applicazione dell’Iva.
Nella nuova versione del modello è stata eliminata una delle tre modalità di acquisto con dichiarazione d’intento, ossia quella riferita alla presentazione della dichiarazione a valere per un determinato periodo di tempo (ad esempio dall’1/1/2017 al 31/12/2017). Restano, pertanto, solo due modalità di acquisto tra le quali l’esportatore abituale potrà scegliere:
presentazione della dichiarazione per singola operazione, indicando l’importo della stessa nel campo “una sola operazione per un importo fino a euro” (campo 1),
presentazione della dichiarazione d’intento riferita ad una o più operazioni, fino a concorrenza di un determinato ammontare, da indicare nel campo “operazioni fino a concorrenza di euro” (campo 2).
Tale nuova versione del modello della dichiarazione d’intento andrà a sostituire il modello precedente, modificato da ultimo dal provvedimento dell’11 febbraio 2015, e dovrà essere utilizzato obbligatoriamente per le dichiarazioni d’intento riferite a operazioni di acquisto da effettuare a partire dal 1° marzo 2017.
I requisiti da verificare in capo all’esportatore abituale e, in generale tutta la disciplina della dichiarazione d’intento, disposta dall’articolo 8, 1° comma, lett. c) del DPR 633/1972, non hanno subito alcuna variazione: le motivazioni che hanno giustificato tale restyling del modello, secondo quanto riportato nel provvedimento delle Entrate, sarebbero da ricondurre al perseguimento di un monitoraggio più puntuale sulle operazioni poste in essere dagli esportatori abituali, al fine di contrastare fenomeni evasivi e fraudolenti connessi all’utilizzo improprio di tale regime agevolato.

Per ulteriori informazioni contattare i consulenti fiscali nelle nostre sedi.
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Scadenze fiscali gennaio 2017: adempimenti e date da ricordare

Scadenze fiscali gennaio 2017: l'anno nuovo porta a nuovi adempimenti e date da ricordare.
Ecco il calendario fiscale dal 25 al 31 gennaio 2017.
Scadenze fiscali, 25 gennaio 2017: Intrasat
Il 25 gennaio 2017 è il giorno dell’adempimento ciclico Intrasat. La scadenza riguarda la presentazione degli elenchi riepilogativi relativi a cessione e acquisti di servizi intracomunitari. Il modello Intrasat dovrà essere presentato il modalità telematica all’Agenzia delle Entrate o all’Agenzia delle Dogane.
L’adempimento Intrasat riguarda:
dati relativi al mese di dicembre per contribuenti con obbligo mensile che effettuano acquisti comunitari per più di 50 mila euro all’anno;
contribuenti con obbligo trimestrale per acquisti relativi al quarto trimestre 2016.

Scadenze fiscali, 31 gennaio 2017: dati sistema Tessera Sanitaria
La fine del mese porta l’importante adempimento per le imprese del settore sanitario. La scadenze è fissata al 31 gennaio 2017 e riguarda l’invio dei dati delle spese sanitarie sostenute dai contribuenti nel 2016.
I dati dovranno contenere il codice fiscale del contribuente e rimborsi da inserire nel modello 730/2017.
Chiamati a rispettare la scadenza relativa all’invio dei dati al sistema Tessera Sanitaria ai fini della compilazione modello 730 precompilato sono:
  • Asl;
  • istituti di ricovero e cura a carattere scientifico;
  • policlinici universitari;
  • farmacie pubbliche e private;
  • parafarmacie
  • presidi di specialistica ambulatoriale;
  • strutture per l’erogazione delle prestazioni di assistenza protesica e di assistenza integrativa, gli altri presidi e strutture accreditati per l’erogazione dei servizi sanitari;
  • iscritti all’Albo dei medici chirurghi e degli odontoiatri;
  • iscritti agli Albi professionali degli psicologi;
  • iscritti agli Albi professionali degli infermieri;
  • iscritti agli Albi professionali delle ostetriche/i;
  • iscritti agli Albi professionali dei tecnici sanitari di radiologia medica;
  • esercenti l’arte sanitaria ausiliaria di ottico;
  • iscritti agli Albi professionali dei veterinari;
  • strutture autorizzate alla vendita al dettaglio di medicinali veterinari.
  • aziende ospedaliere;
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giovedì 19 gennaio 2017

Ravvedimento operoso

Il ravvedimento operoso è uno strumento deflattivo del contenzioso tributario, attraverso il quale il contribuente può rettificare errori commessi in ordine al pagamento di un tributo.
Il ravvedimento operoso, infatti, consente al contribuente di ravvedersi in caso di omissioni, errori o ritardi nel pagamento delle imposte.
Si tratta di uno strumento molto importante poiché rafforza il precario rapporto Fisco-contribuente, tallone di Achille deli sistema tributario italiano.
Ecco la guida sintetica e pratica al ravvedimento operoso, con tutti i riferimenti normativi e le regole operative per effettuare il calcolo.
Ravvedimento operoso: il riferimento normativo

Il riferimento normativo per comprendere cos’è e come si calcola il ravvedimento operoso è l’articolo 13 del decreto legislativo numero 472/1997.
Tuttavia, la normativa sul ravvedimento operoso è stata più volte modificata in questi anni, con la finalità principale di rendere semplice questo strumento.
Il ravvedimento operoso rappresenta un istituto fondamentale del diritto tributario italiano con il quale il contribuente può spontaneamente regolarizzare omissioni, errori o illeciti di tipo fiscale, versando il tributo non pagato, una sanzione stabilita in misura ridotta e gli interessi, calcolati sull’importo non pagato al tasso legale vigente.
Per comprendere pienamente come si calcola il ravvedimento operoso occorre considerare quindi più fattori: l’importo dell’imposta non versata, la misura delle sanzioni ed il tasso di interesse.
Mentre il tasso di interesse del ravvedimento operoso è fisso e corrisponde al tasso legale vigente nel periodo d’imposta cui il tributo si riferisce, la misura della sanzione varia a seconda del ritardo con cui il contribuente si ravvede.
Per il calcolo del ravvedimento operoso è quindi necessario conoscere i valori riportati nella seguente tabella, necessari per capire come si calcola il ravvedimento operoso e in che misura occorre pagare sanzioni e interessi per il ritardato pagamento.
Ecco la tabella analitica con termini e misura della sanzione applicabile alla luce della riforma che ha variato la misura delle sanzioni a partire dal 1° gennaio 2016:
Tipologia ravvedimento operosoTermine temporaleSanzione applicabile
Ravvedimento «sprint»Entro 14 giorni dalla scadenza0,1% per ogni giorno di ritardo
Ravvedimento breveDal 15° al 30° giorno successivo alla scadenza1,50% fisso
Ravvedimento lungoDal 31° al 90° giorno successivo alla scadenza1,67% fisso
Ravvedimento lungo o annualePer le imposte risultanti dalla dichiarazione dei redditi dal 91° giorno fino al termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è commessa la violazione4,20%
Ravvedimento ultrabiennaleDopo 2 anni dall’omissione o dall’errore5% (1/6 del 30%)


Per capire bene come si calcola il ravvedimento operoso occorre dividere il calcolo in due fasi.
La prima fase del calcolo prevede la determinazione della sanzione:

Importo sanzione= Imposta non versata * tasso sanzione= 100 * 1% = 1 euro
La seconda fase del calcolo prevede la determinazione degli interessi:
Importo interessi= (Imposta non versata * tasso legale * giorni di ritardo)/36500= (100 * 0,2 * 5)/36500 = 2,74 centesimi di euro
Di conseguenza, il contribuente in oggetto dovrà versare 102,74 euro a titolo di ravvedimento operoso (imposta non versata + sanzioni + interessi per ritardato pagamento).

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Dichiarazione IVA 2017

Sono numerose le novità che riguardano la presentazione e i termini di versamento della dichiarazione IVA 2017.
Per prima cosa, per quanto riguarda i termini di presentazione, la dichiarazione IVA 2017, relativa all’anno 2016 deve essere presentata nel periodo compreso tra il 1° e il 28 febbraio 2017. Quest’anno pertanto la dichiarazione Iva non può più essere presentata in forma unificata insieme alla dichiarazione dei redditi.
In merito ai termini di versamento, per il 2017 (dichiarazione relativa al 2016) l’IVA dovuta in base alla dichiarazione annuale deve essere versata entro il 16 marzo nel caso in cui il relativo importo superi euro 10,33 (10,00 euro per effetto degli arrotondamenti effettuati in dichiarazione).
Oltre al versamento in un'unica soluzione, i contribuenti possono rateizzare.
Anche se la dichiarazione IVA va presentata tassativamente entro il 28 febbraio, il versamento può essere differito alla scadenza prevista per il versamento delle somme dovute in base alla dichiarazione dei redditi, con la maggiorazione dello 0,40% a titolo d’interesse per ogni mese o frazione di mese successivo al 16 marzo. E’ bene ricordare che anche la data prevista per il versamento delle somme dovute in base alla dichiarazione dei redditi è cambiata, infatti il comma 20 dell’art. 7-quater del decreto fiscale 193/2016 collegato alla Legge di stabilità 2017 ha previsto lo slittamento dei versamenti dal 16 giugno al 30 giugno. Anche in questa ipotesi è possibile procedere alla rateizzazione.

Chi è esonerato dalla presentazione della dichiarazione annuale Iva:
Non devono presentare la dichiarazione annuale Iva se per l’anno d’imposta:
- ha registrato esclusivamente operazioni esenti di cui all’art. 10 Dpr 633/72.
L’esonero non si applica se il contribuente che normalmente fa operazioni esenti ne effettua alcune che sono imponibili (caso frequente il medico che fa un convegno, o una consulenza a una impresa) anche se riferite ad attività gestite con contabilità separata;
- ha effettuato operazioni intracomunitarie;
- sono stati effettuati acquisti per i quali in base a specifiche disposizioni l’imposta è dovuta da parte del cessionario (acquisti di oro, argento puro, rottami ecc.);
- se ci si è avvalsi del regime forfetario per le persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti e professioni;
- se ci si è avvalsi del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità,
- i produttori agricoli esonerati dagli adempimenti perchè con volume di affari inferiore a 7000 euro,
gli esercenti attività di organizzazione di giochi, di intrattenimenti ed altre attività indicate nella tariffa allegata al d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 640, esonerati dagli adempimenti IVA ai sensi dell’art. 74, sesto comma, che non hanno optato per l’applicazione dell’IVA nei modi ordinari,;
- le imprese individuali che abbiano dato in affitto l’unica azienda e non esercitino altre attività rilevanti agli effetti dell’IVA,
- i soggetti passivi d’imposta non residenti (art. 44, comma 3, secondo periodo del decreto-legge n. 331 del 1993) qualora abbiano effettuato nell’anno d’imposta solo operazioni non imponibili, esenti, non soggette o comunque senza obbligo di pagamento dell’imposta,
gli Enti non commerciali, società sportive che hanno esercitato l’opzione per l’applicazione delle disposizioni recate dalla legge 398/91, esonerati dagli adempimenti IVA per tutti i proventi conseguiti nell’esercizio di attività commerciali connesse agli scopi istituzionali;
- i soggetti domiciliati o residenti fuori dall’Unione europea, non identificati in ambito comunitario.

Riepilogo dei termini:
- Presentazione della dichiarazione IVA: 28 febbraio
- Versamento senza maggiorazioni: 16 marzo
- Versamento con maggiorazioni: 30 giugno
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Acquisti San Marino


Il decreto fiscale 193/2016 collegato alla Legge di stabilità 2017 ha previsto da un lato l'introduzione dello spesometro IVA trimestrale e dall'altro la soppressione di alcune comunicazioni:
- Comunicazione INTRA
- Comunicazioni black list
- Comunicazione operazioni San Marino (senza IVA).
In particolare l'articolo 7-quater contenente le semplificazioni fiscali ha soppresso, tra l'altro, la comunicazione all'Agenzia delle Entrate degli acquisti verso la Repubblica di San Marino privi di IVA ma tale semplificazione opera dalle operazioni a partire dal 1°gennaio 2017 pertanto devono ancora essere comunicate le operazioni verso San Marino intercorse nel dicembre 2016. L’ultimo adempimento, prima della sua abolizione, sarà dunque l’eventuale presentazione del quadro SE del modello polivalente nel mese di gennaio 2017, con riferimento alle autofatture annotate nel registro acquisti nel mese di dicembre 2016. Dato che la comunicazione deve essere inviata entro l'ultimo giorno del mese successivo, il 31 gennaio 2017 è l'ultimo giorno per questo adempimento.
Si ricorda che gli acquisti da San Marino erano soggetti a due procedure, a seconda che l'operatore sanmarinese indichi o meno l'Iva in fattura. Se l'Iva non era indicata, l'acquirente italiano doveva integrarla indicando l'Iva dovuta e comunicare telematicamente l'operazione all'Agenzia delle Entrate.
Di seguito uno schema di riepilogo degli adempimenti da rispettare:
- Acquisti con operatori della Repubblica di San Marino effettuate fino al 31.12.2016: comunicazione all'Agenzia entro il 31.01.2017;
- Acquisti con operatori della Repubblica di San Marino effettuate dopo il 31.12.2016: nessuna comunicazione.
Fonte

IRI 2017: l'imposta sul reddito d'impresa



L’IRI è l’imposta sul reddito d’impresa in base alla quale le imprese individuali e le società di persone in contabilità ordinaria possono optare per la tassazione separata del reddito d’impresa. Questa imposta, contenuta nella Legge di stabilità 2017, prevede che il reddito d’impresa sia escluso dalla formazione del reddito complessivo ai fini IRPEF e tassato separatamente con l’aliquota IRES. Si ricorda che dal 1 gennaio 2017 l'IRES è stata ridotta al 24%.
Pertanto per l’imprenditore individuale o per il socio di società di persone che abbiano optato per l’IRI il reddito d’impresa sarà tassato al 24% con la stessa aliquota prevista ai fini IRES e tutti gli altri redditi, compreso il reddito da lavoro, saranno assoggettati ad aliquota progressiva IRPEF.
Per disciplinare la nuova imposta sul reddito d’impresa, al testo unico delle imposte sui redditi (TUIR- DPR 917/86) è stato aggiunto l’articolo 55-bis rubricato appunto “Imposta sul reddito d’impresa”. In particolare, il primo comma dell’articolo 55-bis prevede che l’IRI possa essere scelta dai seguenti soggetti in regime di contabilità ordinaria:
- imprenditori individuali,
- società in nome collettivo,
- società in accomandita semplice
- S.R.L a ristretta base proprietaria che potevano optare per la trasparenza fiscale.
In merito a quest’ultimo punto, la legge di stabilità 2017 ha modificato, tra l’altro, l’articolo 116 del TUIR, rubricato “Opzioni per le società a ristretta base proprietaria” aggiungendo il comma 2-bis in base al quale "In alternativa a quanto disposto dai commi 1 e 2, le società ivi previste possono esercitare l’opzione per l’applicazione del regime di cui all’articolo 55-bis. (..)".
Attenione: L’opzione per l’IRI esclude l’applicazione del regime di imputazione del reddito per trasparenza di cui all’articolo 5 del TUIR.
In merito al calcolo dell’IRI, occorre tenere presente due aspetti: il prelievo da parte dell’imprenditore/socio e il regime delle perdite.
Per quanto riguarda il primo aspetto si sottolinea come il reddito IRI sia determinato in base alle ordinarie regole di determinazione del reddito previste dal titolo I, capo VI del TUIR e siano ammesse in deduzione le somme prelevate a carico dell’utile di esercizio e delle riserve di utili,
nei limiti del reddito del periodo d’imposta e dei periodi d’imposta precedenti assoggettati a tassazione separata al netto delle perdite residue computabili in diminuzione dei redditi dei periodi d’imposta successivi, a favore dell’imprenditore, dei collaboratori familiari o dei soci.
Perciò al momento del prelievo delle somme dai conti correnti bancari dell’impresa assoggettate all’IRI, l’importo diventa deducibile dalla base imponibile IRI e concorre alla formazione del reddito complessivo imponibile IRPEF dell’imprenditore/socio.
Come chiarito dalla relazione illustrativa i redditi d’impresa eccedenti la misura dell’utile d’esercizio in modo definitivo, restano assoggettati esclusivamente ad IRI, dal momento che non potranno essere oggetto di prelevamento, analogamente a quanto avviene con riferimento alla tassazione IRES: è il cd. plafond di deducibilità dei prelievi IRI. Non è di immediata applicazione il calcolo del plafond IRI in quanto è necessario monitorare i redditi tassati e i prelievi eseguiti lungo tutto l’arco temporale del regime (periodo minimo pari a 5 anni).
Il secondo aspetto a cui prestare attenzione ai fini del calcolo IRI è il regime delle perdite.
In particolare, il comma 2 dell’articolo 55-bis prevede che " in deroga all’articolo 8, comma 3 le perdite maturate nei periodi d’imposta di applicazione delle disposizioni di cui al comma 1 del presente articolo sono computate in diminuzione del reddito dei periodi d’imposta successivi per l’intero importo che trova capienza in essi."
Per quanto riguarda le perdite pregresse, dato che il comma 2 fa espressamente riferimento alle perdite maturate nel regime IRI, si ritiene che seguano la normale disciplina prevista all’articolo 8, comma 3 del TUIR in base alla quale sono computabili in diminuzione per l’intero importo che trova capienza nel reddito e sono riportabili non oltre 5 esercizi.
Per le perdite maturate nei periodi d’imposta di applicazione delle disposizioni dell’IRI , l’articolo 55-bis chiarisce che sono computate in diminuzione del reddito dei periodi d’imposta successivi per l’intero importo che trova capienza in essi, senza particolari limiti temporali.
Infine, per quanto riguarda le perdite non ancora utilizzate al momento di fuoriuscita dal regime IRI, queste sono computabili in diminuzione dai redditi considerando l’ultimo anno di permanenza nel regime come anno di maturazione delle stesse.
Per espressa previsione di legge, l’opzione ha durata pari a cinque periodi d’imposta, è rinnovabile
deve essere esercitata nella dichiarazione dei redditi, con effetto dal periodo d’imposta cui è riferita la dichiarazione.
Per il 2017, l’opzione IRI andrà quindi indicata in UNICO 2018.
Non trattandosi di un regime con particolari adempimenti, le imprese potranno rimandare la decisione relativa al 2017 fino al 30 giugno 2018 (data di scadenza di UNICO 2018) così da valutarne la convenienza fiscale sulla base dei bilanci. Tuttavia ricordiamo che la scelta sarà possibile solo se nel 2017 ditte individuali e società di persone hanno tenuto la contabilità ordinaria.

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Bonus Strutture Turistiche 2017: previste agevolazioni fino al 65% della spesa

Scade il: 2 Febbraio 2017
Tutto pronto ormai per il bonus alberghi 2017, misura gestita del Ministero dei Beni Culturali, volta ad sostenere le strutture ricettive italiane esistenti che intendano migliorare la qualità dell’offerta turistica grazie ad un credito d'imposta che per il 2017 e il 2018 arriverà al 65% degli importi spesi da alberghi e agriturismo che effettueranno interventi di miglioramento nelle proprie strutture.
Infatti c'è tempo fino al 27 gennaio 2017 per la presentazione delle domande a cui seguirà il click day dalle ore 10.00 del 2 febbraio 2017 per l'assegnazione in ordine cronologico delle agevolazioni fino ad esaurimento dei fondi pari a 50 milioni di €. Le agevolazioni potranno essere richieste da tutte le imprese (escluse B & B e case vacanze non iscritte in CCIAA) Siciliane e Italiane costituite alla data del 01/01/2012.
Le agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni di immobili ad uso turistico sono state confermate ed estese con l’approvazione in via definitiva della Legge di Bilancio 2017, il quale ha previsto l'aumento dal 30% al 65% del credito d'imposta, ha esteso l'agevolazione anche agli agriturismo e ha stabilito i nuovi stanziamenti per gli anni futuri pari a 60 milioni di euro per il 2018,120 milioni di euro per il 2019 e 60 milioni di euro per il 2020.
Tra gli interventi agevolati, per i quali è possibile fruire del credito d’imposta, rientrano:
- la manutenzione straordinaria;
- il restauro e il risanamento conservativo;
- la ristrutturazione edilizia;
- l’eliminazione delle barriere architettoniche;
- l’incremento dell’efficienza energetica;
 l’acquisto di mobili e componenti d’arredo destinati esclusivamente agli immobili oggetto degli  interventi.
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Bonus ristrutturazioni e Bonus mobili 2017

Sono state confermate, anche per il 2017, le detrazioni per ristrutturazioni nel limite di spesa di
€ 96.000 per unita’ immobiliare abitativa. (Decreto fiscale 193/2016)
Confermato anche il bonus mobili, sempre nel limite di € 10.000, con alcune modifiche che tra poco illustreremo.
Si ricorda che recentemente l’Agenzia ha chiarito che il convivente more uxorio che sostiene le spese di recupero del patrimonio edilizio, nel rispetto delle condizioni previste dall’art. 16-bis TUIR, può fruire della detrazione alla stregua di quanto previsto per i familiari conviventi (RM 64/2016). La motivazione di tale posizione si basa sulle nuove regole introdotte dalla legge sulle unioni civili (L.76/2016): la disponibilità dell’immobile è insita nella stessa convivenza e non deve trovare titolo in un contratto di comodato.
Anche il bonus 65% per risparmio energetico e’ stato confermato per tutto il 2017, anzi, per gli interventi sulle parti comuni degli edifici condominiali, e’ stato prorogato fino al 2021.
Bonus Mobili – La disciplina per il 2017 ha subito alcune modifiche in quanto il bonus è stato esteso alle spese sostenute dall’1.1.2017 al 31.12.2017, ma a condizioni diverse rispetto a quelle valide fino al 31.12.2016.
E’ previsto infatti che ai soggetti che beneficiano della detrazione IRPEF per gli interventi di recupero edilizio spetta un’ulteriore detrazione IRPEF del 50%:
– per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore ad A+, nonché A per i forni, per le apparecchiature per le quali sia prevista l’etichetta energetica;
– finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione;
– a condizione che gli interventi di recupero del patrimonio edilizio siano iniziati dall’1.1.2016.
Per gli interventi edilizi effettuati nell’anno 2016 ovvero per quelli iniziati nel 2016 e proseguiti nel 2017, il limite massimo di 10.000,00 euro comprende le spese eventualmente sostenute nell’anno 2016 per le quali si è gia’ fruito della detrazione.
Ricordiamo che le spese sostenute per i mobili ed elettrodomestici sono computate indipendentemente dall’importo delle spese sostenute per i lavori di ristrutturazione.
Quindi il bonus mobili nel 2017 non potra’ piu’ essere fruito da chi ha iniziato i lavori prima del 2016.
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Trasmissione dati sanitari entro il 31 gennaio 2017

Il termine massimo per l'invio dei dati delle spese mediche del 2016 è il 31 gennaio 2017.
L'articolo 3 del D.lgs. 175/2014 ha previsto l'obbligo per i soggetti che erogano servizi di prestazioni sanitarie, di inviare al Sistema Tessera Sanitaria (c.d. STS) i relativi dati entro il 31 gennaio dell'anno successivo a quello di sostenimento della spesa, ai fini della predisposizione e compilazione del modello 730/Unico precompilato da parte dell'Agenzia delle Entrate.L'art. 1 comma 949 lett. a) della L. 208/2015 ha esteso tale obbligo anche alle strutture autorizzate per l'erogazione dei servizi sanitari non accreditate.
Con il Decreto MEF del 02.08.2016 e con il Provvedimento dell'Agenzia delle Entrate del 29.07.2016, sono state ridefinite le modalità di trasmissione e utilizzo dei dati ai fini del mod. 730/Unico precompilato applicabili a decorrere dal periodo d'imposta 2016, riproponendo le medesime modalità previste dal precedente Provvedimento del 31.07.2016, ma tenendo conto della nuova platea di soggetti tenuti alla trasmissione dei dati sanitari.
Con il Decreto del 1° settembre 2016, il MEF ha ampliato la platea dei soggetti tenuti ad assolvere l'adempimento e con il provvedimento del 15.09.2016 l'Agenzia delle Entrate ha esteso le modalità di accesso/opposizione dei dati, previste con il precedente Provvedimento del 29.07.2016, ai nuovi soggetti obbligati.
Dopo i decreti pubblicati nei mesi estivi, l'elenco delle categorie obbligate è completo e pertanto entro il 31 Gennaio 2017, sono tenuti all'invio telematico al Sistema Tessera Sanitaria dei dati relativi alle spese sanitarie sostenute da ciascun contribuente nell'anno di imposta 2016:
- iscritti all'Albo dei Medici Chirurghi e Odontoiatri;
- farmacie (pubbliche e private);
- strutture accreditate al Servizio Sanitario Nazionale;
- strutture autorizzate per l'erogazione dei servizi sanitari e non accreditate con il SSN;
- gli esercizi commerciali autorizzati alla distribuzione di farmaci da banco;
- gli psicologi;
- gli infermieri;
- le ostetriche/i;
- i tecnici sanitari di radiologia medica;
- gli ottici;
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