mercoledì 18 gennaio 2017

Prestazione Occasionale 2017

Secondo la legge possono essere considerati lavoratori occasionali coloro che si impegnano a svolgere un’opera o un lavoro in proprio, dietro pagamento di un corrispettivo, senza che vi sia nessuna forma di coordinazione o di subordinazione con il committente.
Il collaboratore occasionale ha piena libertà di svolgimento del lavoro occasionale che gli viene commissionato e la forma contrattuale è libera. L’accordo tra le parti può quindi basarsi su un reciproco consenso orale.
Perché si possa parlare di prestazione di lavoro occasionale la Legge Biagi ha stabilito alcune condizioni fondamentali che vanno rispettate, pena l’infrazione dei paletti dettati per legge (con tutte le conseguenze).
Innanzitutto la prestazione occasionale non deve avere ad oggetto un’attività svolta in maniera abituale. Inoltre deve riguardare un’attività non professionale e non deve svolgersi con continuità. Infine, non deve trattarsi di un’attività in cui vi sia coordinazione.
Dal momento che questo genere di collaborazione sottosta ad un particolare regime fiscale, affinché possa essere considerato tale deve rispondere anche ad altri importanti e determinati requisiti che fanno sì che, per legge, possa essere considerata una collaborazione occasionale e non professionale. Per prima cosa la collaborazione con uno stesso committente non può superare la durata di trenta giorni in uno stesso anno solare: se questo dovesse accadere allora la collaborazione sarebbe abituale e continuativa. In secondo luogo la somma di tutti i compensi percepiti non può essere superiore ai 5000 euro netti nel corso dello stesso anno solare. Nel caso in cui si superassero i suddetti 30 giorni e i 5000 euro netti di guadagno, allora la collaborazione da occasionale si tramuterebbe automaticamente in un progetto professionale e dovrebbe essere regolata dalle specifiche norme in merito.
Una delle caratteristiche principali della collaborazione occasionale riguarda la contribuzione: se ci si attiene ai limiti fissati per legge il rapporto di collaborazione è infatti esentato dal pagamento contributivo INPS.
La motivazione è legata alla definizione del professionista occasionale, il quale non può essere considerato né un lavoratore dipendente, in quanto non vi sono né legami di subordinazione con il committente né buste paga a fine mese, né un lavoratore autonomo, in quanto non raggiunge i 5000 euro lordi all’anno e quindi non può essere considerato tale. Sulla base di queste motivazioni il collaboratore occasionale non deve nulla all’ente di previdenza sociale. La conseguenza, però, è che questi non ha neppure nessun diritto all’assegno di previdenza previsto per le altre categorie. Al contrario, coloro che superano il limite di 5 mila euro annuali, perdono il loro status e sono quindi costretti ad iscriversi alla Gestione Separata INPS, versando quanto dovuto dal regime contributivo. Tuttavia, stando a quanto prescritto dalla legge, coloro che superano i 5000 euro sono tenuti a versare i contributi solamente per la quota che eccede tale limite: se, per esempio, un lavoratore autonomo occasionale a fine anno avesse percepito un reddito netto pari a 6700 euro, la quota contributiva dovrà essere pagata esclusivamente sui 1.700 euro eccedenti e non sull’intero guadagno. Nel momento in cui il lavoratore si accorge di aver oltrepassato la soglia fissata per legge, deve dare comunicazione al suo committente e, quindi, procedere con l’iscrizione alla Gestione Separata dell’INPS, a meno che non sia già un iscritto.
Tali redditi vanno dichiarati attraverso lo specifico modello di dichiarazione dei redditi, cioè nel cosiddetto quadro RL del modello unico PF.
Ai fini dichiarativi, il lavoratore autonomo occasionale deve indicare qual è stato l’ammontare lordo percepito nel periodo di imposta e quali sono state le relative ritenute d’acconto complessive.
Anche in questo caso riscontriamo un’eccezione: i lavoratori occasionali che nel corso di un anno solare non hanno superato il limite di retribuzione di 4800 euro lordi, non sono infatti tenuti a nessuna dichiarazione dei redditi, a patto che questo sia stato l’unico reddito percepito.
Infine, i lavoratori dipendenti che effettuano dei lavori assimilabili a prestazioni occasionali devono tener sempre presente che tale reddito va a sommarsi a quelli delle aliquote IRPEF: questa informazione è di fondamentale importanza poiché il reddito da prestazione occasionale contribuisce alla determinazione delle soglie e, quindi, all’eventuale superamento degli scaglioni, determinati in base al reddito complessivo.

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