giovedì 19 gennaio 2017

Ravvedimento operoso

Il ravvedimento operoso è uno strumento deflattivo del contenzioso tributario, attraverso il quale il contribuente può rettificare errori commessi in ordine al pagamento di un tributo.
Il ravvedimento operoso, infatti, consente al contribuente di ravvedersi in caso di omissioni, errori o ritardi nel pagamento delle imposte.
Si tratta di uno strumento molto importante poiché rafforza il precario rapporto Fisco-contribuente, tallone di Achille deli sistema tributario italiano.
Ecco la guida sintetica e pratica al ravvedimento operoso, con tutti i riferimenti normativi e le regole operative per effettuare il calcolo.
Ravvedimento operoso: il riferimento normativo

Il riferimento normativo per comprendere cos’è e come si calcola il ravvedimento operoso è l’articolo 13 del decreto legislativo numero 472/1997.
Tuttavia, la normativa sul ravvedimento operoso è stata più volte modificata in questi anni, con la finalità principale di rendere semplice questo strumento.
Il ravvedimento operoso rappresenta un istituto fondamentale del diritto tributario italiano con il quale il contribuente può spontaneamente regolarizzare omissioni, errori o illeciti di tipo fiscale, versando il tributo non pagato, una sanzione stabilita in misura ridotta e gli interessi, calcolati sull’importo non pagato al tasso legale vigente.
Per comprendere pienamente come si calcola il ravvedimento operoso occorre considerare quindi più fattori: l’importo dell’imposta non versata, la misura delle sanzioni ed il tasso di interesse.
Mentre il tasso di interesse del ravvedimento operoso è fisso e corrisponde al tasso legale vigente nel periodo d’imposta cui il tributo si riferisce, la misura della sanzione varia a seconda del ritardo con cui il contribuente si ravvede.
Per il calcolo del ravvedimento operoso è quindi necessario conoscere i valori riportati nella seguente tabella, necessari per capire come si calcola il ravvedimento operoso e in che misura occorre pagare sanzioni e interessi per il ritardato pagamento.
Ecco la tabella analitica con termini e misura della sanzione applicabile alla luce della riforma che ha variato la misura delle sanzioni a partire dal 1° gennaio 2016:
Tipologia ravvedimento operosoTermine temporaleSanzione applicabile
Ravvedimento «sprint»Entro 14 giorni dalla scadenza0,1% per ogni giorno di ritardo
Ravvedimento breveDal 15° al 30° giorno successivo alla scadenza1,50% fisso
Ravvedimento lungoDal 31° al 90° giorno successivo alla scadenza1,67% fisso
Ravvedimento lungo o annualePer le imposte risultanti dalla dichiarazione dei redditi dal 91° giorno fino al termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è commessa la violazione4,20%
Ravvedimento ultrabiennaleDopo 2 anni dall’omissione o dall’errore5% (1/6 del 30%)


Per capire bene come si calcola il ravvedimento operoso occorre dividere il calcolo in due fasi.
La prima fase del calcolo prevede la determinazione della sanzione:

Importo sanzione= Imposta non versata * tasso sanzione= 100 * 1% = 1 euro
La seconda fase del calcolo prevede la determinazione degli interessi:
Importo interessi= (Imposta non versata * tasso legale * giorni di ritardo)/36500= (100 * 0,2 * 5)/36500 = 2,74 centesimi di euro
Di conseguenza, il contribuente in oggetto dovrà versare 102,74 euro a titolo di ravvedimento operoso (imposta non versata + sanzioni + interessi per ritardato pagamento).

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