Contabilità e bilancio

L’assistenza e la consulenza prestata supporta l’impresa nell’ordinaria attività di gestione aziendale e nel momento delle loro scelte strategiche ed organizzative. Può riguardare anche la redazione di piani finalizzati al raggiungimento di obiettivi di business.

Consulenza fiscale

Forniamo assistenza e consulenza al fine di consentire al cliente, nel rispetto delle normative vigenti, di ottimizzare il proprio assetto giuridico e fiscale anche alla luce di agevolazioni fiscali disponibili e tenuto conto delle peculiarità dell’attività svolta.

Area societaria e contrattuale

Consulenza nella scelta del veicolo societario più idoneo per le esigenze del cliente, assistenza alle fasi di start-up e nella gestione ordinaria delle società, adempimenti societari, tenuta e scritturazione dei libri sociali. Consulenza per i rapporti tra soci e con la società, pianificazione e gestione dei passaggi generazionali, gestione litigation connesse.

Operazioni straordinarie

Forniamo assistenza sugli aspetti economico-aziendali, tributari e societari relativi alle operazioni straordinarie quali le acquisizioni e le vendite di partecipazioni, aziende e rami d’azienda, fusioni, scissioni, conferimenti, trasformazioni e liquidazioni.

Altri servizi

Offriamo, inoltre, un'ampia gamma di servizi di disbrigo pratiche e certificati presso la Camera di Commercio, il Comune, l'esattoria e altri uffici pubblici di Catania e provincia.

lunedì 3 settembre 2018

Modello F24: le recenti novità in materia di compensazione





La Legge di Bilancio 2018 ha previsto che l'Agenzia delle Entrate possa sospendere, fino a 30 giorni, l'esecuzione dei modelli F24 relativi a compensazioni che presentano profili di rischio. Se il credito risulta correttamente utilizzato, o decorsi 30 giorni dalla presentazione del modello stesso, il pagamento è eseguito e le relative compensazioni sono considerate effettuate alla data indicata nel file telematico inviato. In caso contrario, la delega di pagamento verrà scartata e le relative compensazioni/pagamenti non si considereranno effettuati.
Il provvedimento dell'Agenzia delle Entrate del 28.08.2018 ha stabilito i criteri e le modalità di attuazione di questa norma.

Attuali regole di presentazione

Nel caso di:
  • F24 con compensazione a saldo zero, la presentazione è esclusivamente telematica, sia per i titolari di partita Iva che per i soggetti privati. Possono essere utilizzati i servizi telematici dell'Agenzia delle Entrate (Fisconline/Entratel). In questo caso, quindi, non è possibile utilizzare il mod. F24 cartaceo, né il servizio di remote/home banking di banche/poste;
  • F24 con compensazione con saldo a debito, le modalità di compensazione sono diverse a seconda che si tratti di soggetti privati o titolari di partita Iva.
    • I titolari di partita Iva, a partire dal 24.4.2017, hanno l'obbligo generalizzato di utilizzare le modalità telematiche dell'Agenzia delle Entra(Fisconline/Entratel) per i crediti relativi alle imposte dirette, IVA, IRAP, addizionali, imposte sostitutive, ritenute, crediti d'imposta da indicare nel quadro RU della dichiarazione dei redditi. L'Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione 68/E/2017, ha fornito un elenco di codici tributo il cui utilizzo in compensazione necessita dell'utilizzo dei servizi telematici messi a disposizione dell'Agenzia delle Entrate (riportato all'allegato 2 della risoluzione stessa);
    • i soggetti privati possono usare tutti i servizi telematici  (Entratel/Fisconline, remote/home banking).
  • F24 senza compensazione, le modalità di presentazione sono diverse a seconda che si tratti di soggetti privati o titolari di partita Iva.
  • titolari di partita Iva hanno l'obbligo generalizzato di utilizzare le modalità telematiche, potranno usare sia i servizi telematici dell'Agenzia delle Entrate (Fisconline/Entratel), sia quelli di remote/home banking gestiti da banche o poste;
  • soggetti privati possono usare sia i servizi telematici  (Entratel/Fisconline, remote/home banking), sia il modello cartaceo, indipendentemente dall'importo. Questa è appunto la novità introdotta con la conversione in legge del Decreto fiscale collegato alla finanziaria 2017 (L. 225/2016), pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 282 del 02.12.2016, Suppl. Ord. n. 53.

Sospensione Modelli F24 a rischio

Con il provvedimento del 28.08.2018 l'Agenzia delle Entrate ha stabilito i criteri con cui può sospendere le deleghe di pagamento ritenute a rischio:
  • tipologia di debiti pagati;
  • tipologia di crediti compensati;
  • coerenza dei dati indicati nel Mod. F24;
  • dati presenti nell'Anagrafe Tributaria o resi disponibili da altri enti pubblici, afferenti ai soggetti indicati nel Mod. F24;
  • analoghe compensazioni effettuate in precedenza dai soggetti indicati nel Mod. F24;
  • pagamento di debiti iscritti a ruolo (art. 31 comma 1 D.l. 78/2010);
Le nuove regole entreranno in vigore a partire dal 28.10.2018. 
Qualora l'amministrazione finanziaria ritenga che una delega di pagamento è a rischio comunica - con apposita ricevuta - al soggetto che ha inviato il modello F24, che la delega di pagamento è sospesaindicando anche la data di fine del periodo di sospensione, che non può essere maggiore di 30 giorni dalla data di invio del Modello F24. La sospensione riguarda tutto il contenuto della delega di pagamento.
Durante il periodo della sospensione, per l'eventuale debito presente sul Mod. F24, non viene effettuato l'addebito sul conto indicato nel file telematico e può essere chiesto l'annullamento della delega di pagamento, secondo le ordinarie procedure telematiche messe a disposizione dall'Agenzia delle Entrate.
A seguito delle verifiche effettuate, l'Agenzia delle Entrate può rilevare che il credito:
  • non è stato correttamente utilizzato. In questo caso allora comunicherà al soggetto che ha inviato il file telematico lo scarto del Mod. F24, tramite apposita ricevuta, indicando anche la relativa motivazione. Tutti i pagamenti e le compensazioni contenute nel mod. F24 scartato si considereranno non eseguiti. In caso di mancata comunicazione di scarto entro il periodo di sospensione, l'operazione si considererà effettuata nella data indicata nel file telematico;
  • è stato correttamente utilizzato. In questo caso il mod. F24 si considereràa regolarmente eseguito alla data indicata nel file telematico inviato e:
    • in caso di Mod. F24 con saldo a zero, l'Agenzia comunicherà con apposita ricevuta l'avvenuto perfezionamento della delega di pagamento;
    • in caso di Mod. F24 con saldo positivo (poiché la compensazione era parziale), l'Agenzia invierà la richiesta di addebito sul conto corrente indicato nel file telematico, informando il soggetto che ha trasmesso il file.
Durante il periodo di sospensione, prima che sia comunicato lo scarto o lo sblocco del Mod. F24, il contribuente può inviare all'Agenzia delle Entrate gli elementi informativi ritenuti necessari per la finalizzazione della delega.

giovedì 7 giugno 2018

Tracciabilità delle retribuzioni



Dal 1° luglio 2018, così come previsto nell’art. 1, commi 910-914, della legge di Bilancio 2018 (legge n. 205 del 27 dicembre 2017), è fatto obbligo ai datori di lavoro e ai committenti di corrispondere i compensi dovuti mensilmente ai prestatori di lavoro esclusivamente per il tramite di uno dei seguenti mezzi di pagamento “tracciabili”:

  1. Bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore;
  2. Strumenti di pagamento elettronico;
  3. Pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;
  4. Emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore, o in caso di suo comprovato impedimento, ad un suo delegato. L’impedimento si intende comprovato quando il delegato a ricevere il pagamento è il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, purché di età non inferiore a sedici anni.
Il divieto di corresponsione della retribuzione per mezzo di denaro contante direttamente al lavoratore sussiste anche in riferimento agli eventuali anticipi/acconti.

L’obbligo di pagamento attraverso sistemi tracciabili serve a tutelare sia il lavoratore che la concorrenza leale tra le imprese. La norma mira infatti ad impedire la prassi, deprecabile ed ancora oggi purtroppo presente in alcune realtà, che si sostanzia nella corresponsione al lavoratore di una retribuzione inferiore rispetto a quella indicata nel cedolino di paga, con il conseguente illecito vantaggio economico dell’impresa.

I soggetti interessati dal nuovo obbligo sono i datori di lavoro, a prescindere dalla forma giuridica utilizzata, e i committenti nell’ambito di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa.

Sono invece esclusi i compensi corrisposti nell’ambito del lavoro domestico.

I rapporti di lavoro destinatari dell’obbligo in esame sono:
  • I rapporti di lavoro subordinato ex. art. 2094 c.c., indipendentemente dalle forme e dalle modalità di svolgimento della prestazione. Pertanto vi rientrano i lavoratori con contratto a tempo parziale, determinato, in apprendistato, il lavoro intermittente o a chiamata, i lavoratori distaccati all’estero, i lavoratori in smart working;
  • I contratti di collaborazione coordinata e continuativa;
  • I contratti di lavoro instaurati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci ai sensi della legge 3 aprile 2001, n. 142.
Si ritiene che non siano interessate dall’obbligo, in quanto non citati nella norma in esame, le forme di lavoro autonomo occasionale ex art. 2222 c.c.

Sempre in tema di tracciabilità il comma 912 afferma un principio consolidato in Cassazione, ossia che “la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione”.
Su tale aspetto l’Ispettorato Nazionale del lavoro, con nota n. 4538 del 22 maggio 2018, ha precisato che debba ritenersi non effettuato il pagamento allorquando il bonifico del lavoratore venga successivamente revocato, ovvero l’assegno emesso venga annullato prima dell’incasso.

Su fronte sanzionatorio il comma 913 prevede che “al datore di lavoro o committente che viola l’obbligo di cui al comma 910, si applica sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da 1.000,00 a 5.000,00 euro”.


mercoledì 6 giugno 2018

dichiarazione redditi 2018: scadenza ires irap irpef



Il versamento delle imposte sui redditi, per i contribuenti tenuti alla presentazione della dichiarazione dei redditi tramite il modello Unico, deve essere effettuato entro specifiche scadenze. Dette scadenze variano a seconda della tipologia di contribuenti, se persone fisiche, società di capitali, società di persone o enti equiparati.
A prescindere dai termini, il versamento delle tasse sul reddito Irpef o Ires per le società, risultanti dalla dichiarazione, è da effettuarsi con modello F24 Agenzia delle Entrate indicando i relativi codici tributo.

Le nuove scadenze fiscali versamento Irpef Ires e Irap ossia delle tasse derivate dal modello Unico, ormai chiamato modello Redditi, riguardano solo il saldo + acconto entro il 30 giugno 2018 che cadendo di sabato fa slittare la scadenza al 2 luglio 2018 mentre per il versamento del secondo o unico acconto, la scadenza rimane sempre entro il 30 novembre senza possibilità di rateizzazione.

Versano a giugno Irpef, ires, irap e Iva tutti i contribuenti titolari di Partita IVA tenuti al pagamento delle tasse sul reddito IRPEF o Ires per le società, derivanti dalla dichiarazione dei redditi, dalla dichiarazione Irap e dalla dichiarazione unificata annuale da parte dei contribuenti che esercitano attività economiche per le quali sono stati elaborati gli studi di settore
Con la prima rata con scadenza 30 giugno, che cadendo di sabato fa slittare il termine al lunedì 2 luglio 2018: il contribuente paga il saldo anno 2017 + eventuale acconto 2018.

In caso di mancato o ritardato pagamento è possibile sanare la violazione versando quanto dovuto entro i successivi 30 giorni. In questo caso è prevista la maggiorazione dello 0,40%.

Le imposte sui redditi per le persone fisiche che presentano la dichiarazione dei redditi con modello Unico devono essere pagate entro le scadenze del 30 giugno - 2 luglio 2018 e del 30 novembre tramite modello F24 Agenzia delle Entrate.
Ricordiamo che per i versamenti Unico per i titolari di partita IVA è obbligatorio il pagamento per via telematica.

I contribuenti che intendono rateizzare il saldo 2017 + primo acconto 2018, possono farlo indicando l'opzione sull'F24.
Il numero massimo di rate con cui è possibile rateizzare l'importo è in 6 rate mensili da giugno a novembre.

mercoledì 30 maggio 2018

Scadenza IMU 2018


 Le scadenze fissate per il pagamento dell’IMU 2018 per seconde case, altri immobili, terreni ecc e la misura per l’Acconto e saldo IMU sono:
- entro il 18 giugno: Acconto pari al 50% dell’imposta dovuta. 
- entro il 17 dicembre: Saldo pari alla differenza tra l’imposta annuale e l’acconto versato a giugno.
Il versamento dell’IMU per l’anno 2018 funziona tramite la compilazione del bollettino Imu o del modello F24 Agenzia delle Entrate disponibile cartaceo presso banche ed uffici postali mentre online sul sito dell’Agenzia è scaricabile gratis nella versione del modello F24 Semplificato,Modello F24 Editabile e Compilabile.
Il contribuente che paga in ritardo, quindi effettua il versamento oltre i termini di pagamento o omette completamente il versamento dovuto per l’IMU 2017, può evitare l’applicazione della sanzione tributaria del 30% dell’imposta, in caso di omesso, parziale, tardivo versamento dell’imposta, ricorrendo all’istituto del ravvedimento operoso.
Tale strumento può essere utilizzato dai contribuenti, a meno che non sia stata accertata la violazione I.M.U., relativa all’anno d’imposta da parte dell’Amministrazione Finanziaria. Inoltre, per essere valido il versamento, le sanzioni e gli interessi devono essere versati unitamente all’imposta dovuta" (Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 35/E del 12 aprile 2012). 
Sono previste dal 2015 nuove tipologie di calcolo del ravvedimento operoso a seconda della data in cui viene realmente effettuato il versamento dell’imposta:
  • Ravvedimento IMU 2018 entro 14 giorni dalla scadenza: per i contribuenti che effettuano il versamento dell’imposta entro i 14 giorni successivi alla scadenza del termine per il versamento, evitano la sanzione ordinaria del 30%, se versano la sanzione ridotta allo 0,1% per ogni giorno di ritardo. Il contribuente in questo caso dovrà versare tramite modello F24 il Tributo + sanzione ridotta + interessi di mora allo 0,3%.
  • Ravvedimento "Breve": per i contribuenti che effettuano il versamento dal 15° giorno e fino al 30° giorno successivo alla scadenza. In questo caso, la sanzione è ridotta a 1,5%. Il contribuente in questo caso dovrà versare tramite modello F24 il Tributo + sanzione ridotta pari a 1,5% + interessi di mora.
  • Nuovo Ravvedimento: sanzione pari a 1,67% se il pagamento avviene entro 90 giorni dalla scadenza IMU 2017 di acconto e saldo.
  • Ravvedimento lungo: sanzioni pari ad 1/8 del minimo (3,75%), se il pagamento avviene entro un anno dall'omissione o dall'errore.










martedì 27 marzo 2018

Rottamazione cartelle



La legge prevede che entro il 31 marzo 2018 l'Agenzia delle entrate-Riscossione dovrà inviare al contribuente tramite posta ordinaria una comunicazione in cui sono indicati i carichi dell’anno 2017 affidati dagli Enti creditori entro il 30 settembre scorso, per i quali non risulta ancora notificata la relativa cartella/avviso.

Si ricorda che per aderire alla Definizione agevolata è possibile presentare la domanda di adesione entro il 15 maggio 2018:
  • compilando l'apposito form online;
  • inviando il Modello DA 2000/17 e allegando la copia del documento di identità, alla casella pec della Direzione Regionale di Agenzia delle entrate-Riscossione di riferimento;
  • presso gli Sportelli di Agenzia delle entrate-Riscossione presenti su tutto il territorio nazionale (esclusa la regione Sicilia) consegnando il Modello DA 2000/17 debitamente compilato e firmato.
Per sapere quali sono le cartelle e gli avvisi che rientrano per legge nel perimetro della Definizione agevolata 2000/17, affidati all’Agenzia della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 settembre 201, è possibile richiedere il Prospetto informativo, scaricabile anche nell’area riservata. Il Prospetto informativo è un documento in cui sono indicati i carichi “definibili” e quelli “non definibili”, in base alle informazioni fornite dagli enti creditori all’atto dell’affidamento all’Agenzia della riscossione.

mercoledì 14 marzo 2018

16 marzo:Tassa annuale vidimazione libri sociali 2018



Venerdì 16 marzo 2018 scade il termine per il pagamento della tassa annuale relativa al 2018 che dovrà essere pagato dalle 
società di capitali 
La tassa annuale di concessione governativa per la numerazione e bollatura dei libri e registri sociali:
  • sostituisce tutte le tasse di concessione governativa che altrimenti sarebbero dovute per ognuna delle formalità di numerazione e bollatura eseguite nel corso dell’anno di riferimento;
  • è dovuta in misura fissa, a prescindere dal numero dei libri o registri sociali e dal numero delle relative pagine; 
  • è deducibile ai fini IRES e IRAP.
Sono tenute all’obbligo di versamento della tassa in esame le società di capitali incluse, come chiarito dalla Circolare n. 108/E/1996:
  • le società in liquidazione ordinaria;
  • le società sottoposte a procedure concorsuali diverse dal fallimento, sempre che sussista ancora l’obbligo della tenuta dei libri da vidimare. 
Non sono tenuti al versamento della tassa annuale per la vidimazione dei libri sociali i seguenti soggetti:
  • le società di capitali già dichiarate fallite;
  • i consorzi che non hanno assunto la forma di società consortili;
  • le società cooperative e le società di mutua assicurazione;
  • le società sportive dilettantistiche costituite come società di capitali senza scopo di lucro e affiliate ad una Federazione sportiva nazionale, o ad una disciplina sportiva associata o ad un Ente di formazione sportiva il cui atto costitutivo sia conforme alla Legge n. 289/2002.
La tassa annuale è dovuta in misura fissa, quindi a prescindere dal numero dei libri o registri sociali e dal numero delle relative pagine.
Il parametro in base al quale è determinata la tassa è costituito dal “capitale o fondo di dotazione” della società al 1° gennaio dell’anno per il quale si effettua il versamento.
In particolare:
  • se il capitale sociale o il fondo di dotazione a tale data è di importo non superiore a € 516.456,90: la tassa annuale è pari a € 309,87;
  • se il capitale sociale o il fondo di dotazione è di importo superiore a € 516.456,90: la tassa annuale è pari a € 516,46.
  • Se, successivamente alla data del 01.01.2018, intervengono variazioni del capitale sociale o del fondo di dotazione, queste non sono rilevanti nel 2018 avranno, tuttavia, effetto su quanto dovuto per il 2019.
Il versamento relativo al primo anno di attività va effettuato utilizzando il bollettino di c/c postale n. 6007 intestato all’Ufficio delle Entrate - Centro Operativo di Pescara, prima della presentazione della dichiarazione di inizio attività ai fini IVA (modello AA7/10), su cui vanno riportati anche gli estremi di versamento.

Il versamento per gli anni successivi al primo, invece, va effettuato entro il 16 marzo dell’anno di riferimento utilizzando il modello F24, esclusivamente in modalità telematica, indicando il codice tributo “7085” e l’anno per il quale il versamento viene eseguito.

Omesso versamento delle ritenute




L'omesso versamento delle ritenute determina un reato solo al superamento di una determinata soglia di punibilità, che il legislatore ha individuato in 150.000 euro per anno d’imposta (
articolo 10-bis del D. Lgs 74/2000). Questo comportamento omissivo costituisce, al sussistere di certe condizioni, un reato penale che prevede la reclusione da 6 mesi a 2 anni.
Il reato di omesso versamento di ritenute prevede però una precisa causa di non punibilità, rappresentata dal pagamento integrale del debito tributario, comprensivo di sanzioni e interessi, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado.
Più precisamente, l'articolo 13 del D.Lgs. n. 74/2000 stabilisce la  non punibilità di taluni reati a condizione che:
  • avvenga l'integrale estinzione del debito tributario, quindi il pagamento di tutte le somme dovute a titolo di imposta, sanzioni e interessi;
  • il pagamento avvenga prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado.

dichiarazione IVA 2018: Compensazione del credito


Il 30 aprile scade il termine per la presentazione della dichiarazione IVA 2018.
Se dalla dichiarazione annuale Iva risultasse un saldo Iva a credito, il contribuente potrà optare per le seguenti opzioni:
  • riportare il credito Iva nell’anno successivo per usarlo in detrazione dell’eventuale debito d’imposta scaturente dalle liquidazioni periodiche successive. In questo caso occorrerà valorizzare il rigo VX5 del modello della dichiarazione IVA;
  • destinare l’eccedenza di credito Iva alla compensazione con altri tributi, contributi e premi, tramite il modello F24 . In questo caso, oltre ad indicare l’importo al rigo VX5 per l’anno in corso, si dovrà valorizzare l’importo totale delle compensazioni effettuate nel rigo VL 9 relative all’utilizzo del credito IVA formatosi l’anno precedente;
  • richiedere il rimborso del credito Iva, se ricorrono i presupposti. In questo caso occorrerà valorizzare il rigo VX4 e seguenti.
Un aspetto importante a cui prestare attenzione è la possibilità di utilizzare in compensazione orizzontale il residuo del credito IVA 2017 emergente dalla dichiarazione IVA 2018. Infatti la manovra correttiva 2017 ha abbassato a 5.000 euro il limite massimo entro cui effettuare la compensazione orizzontale del credito IVA, senza obbligo di visto di conformità o la sottoscrizione di chi effettua la revisione.
Pertanto:
  • credito IVA 2016 presente nella dichiarazione IVA 2017: limite per la compensazione di 15.000 euro
  • credito IVA 2017 presente nella dichiarazione IVA 2018: limite per la compensazione orizzontale di 5.000 euro.
Nel caso ci fosse  un residuo del credito Iva  2016, al momento della presentazione della dichiarazione IVA 2018 l’importo confluirebbe nel credito IVA 2017, rilevante ai fini del computo dei 5.000 euro. In questi casi può essere utile per il contribuente utilizzare l’importo precedentemente alla presentazione del modello così da non ricadere nell’obbligo di presentazione del visto di conformità o della sottoscrizione del revisore.

mercoledì 28 febbraio 2018

Credito Iva 2018: le regole per la compensazione




Dal 1° gennaio di ogni anno è possibile utilizzare in compensazione il credito Iva relativo all'anno precedente. Esistono tuttavia alcuni limiti, legati all'ammontare del credito utilizzabile, che richiedono alcuni accorgimenti da parte del contribuente.
Esistono diverse possibilità di compensazione:
  • verticale: il credito viene utilizzato per compensare un debito della stessa imposta,Iva con Iva. Questo tipo di compensazione non è soggetta a limitazioni;
  • orizzontale: il credito viene utilizzato per compensare un debito relativo a imposte diverse dall'Iva. Questo tipo di compensazione è soggetta a limitazioni.
La compensazione del credito Iva annuale può essere effettuata:
  • dal 1° giorno del periodo successivo a quello in cui la dichiarazione si riferisce e fino alla data di presentazione della dichiarazione successiva, per importi inferiori o uguali a 5.000 euro;
  • dal 10° giorno successivo a quello di presentazione della dichiarazione annuale IVA, munita di visto di conformità, per importi superiori a 5.000 euro. Considerando che il modello IVA 2018 può essere presentato esclusivamente in forma autonoma nel periodo tra il 1° febbraio e il 30 aprile 2018, presentando la dichiarazione IVA il primo giorno utile, cioè il 1° febbraio, la compensazione per importi superiori a 5.000 euro non potrà avvenire prima dell'11.02.2018.
Nella Legge di Bilancio 2018 è stata introdotta una norma secondo cui l'Agenzia delle Entrate può sospendere, fino a 30 giorni, l'esecuzione dei modelli F24 relativi a compensazioni che presentano profili di rischio. Se il credito risulta correttamente utilizzato, o decorsi 30 giorni dalla presentazione del modello stesso, il pagamento è eseguito e le relative compensazioni sono considerate effettuate alla data della loro effettuazione. In caso contrario, la delega di pagamento non sarà eseguita e le relative compensazioni non si considereranno effettuate.
Per un corretto versamento tramite mod. F24, i titolari di partita Iva devono ricordare le seguenti regole:
  • In caso di presentazione di un mod. F24 con compensazione, questo deve essere presentato esclusivamente mediante i servizi telematici messi a disposizione dall'Agenzia delle Entrate (Entratel/Fisconline), indipendentemente dall'importo;
  • In caso di presentazione di un mod. F24 senza compensazione, questo può essere presentato sia mediante i servizi telematici messi a disposizione dall'Agenzia delle Entrate (Entratel/Fisconline) sia da quelli messi a disposizione dagli intermediari della riscossione (remote/home banking).

Regime del cash accounting: detrazione Iva fatture 2017 2018



La circolare n.44/E del 26 novembre 2012 chiarisce che, i soggetti che adottano il regime del cash accounting, meglio conosciuto come regime di cassa, liquidano l’IVA secondo un criterio di cassa sia per quanto concerne le operazioni attive che per le operazioni passive.
Specifica inoltre che, tale regime consente di differire l’esigibilità dell’IVA al pagamento del corrispettivo per coloro che:
  • operano nell’esercizio di impresa, arti o professioni;
  • hanno realizzato nell’anno precedente un volume d’affari non superiore a due milioni di euro;
  • effettuano cessioni di beni o prestazioni di servizi imponibili nel territorio dello Stato nei confronti di cessionari o committenti che, a loro volta, agiscono nell’esercizio di impresa, arti o professioni.
La stessa circolare precisa che, il diritto alla detrazione dell’imposta relativa agli acquisti effettuati da tali soggetti, è esercitato dal momento esatto in cui i relativi corrispettivi sono pagati, o decorso un anno dal momento in cui l’operazione si considera effettuata ai sensi dell’articolo 6 del d.P.R. n. 633 del 1972.
In considerazione del fatto che la norma differisce il momento in cui l’IVA sugli acquisti può essere considerata esigibile, anche il termine entro il quale il soggetto passivo può esercitare il diritto alla detrazione dell’imposta deve essere legato al momento di esigibilità stabilito dal regime per cassa, ovvero al momento del pagamento del corrispettivo.
Nel caso in cui la registrazione avvenga nel periodo compreso tra il 1° gennaio ed il 30 aprile 2019, il contribuente potrà annotare il documento di acquisto in un registro sezionale particolare relativo al 2018 e facendo confluire il suo credito IVA, nella dichiarazione relativa al periodo 2018.

Stampa registri IVA con sistemi elettronici



Una delle semplificazioni previste nella Legge di stabilità 2018 (Dl 148/2017) riguarda il superamento dell’obbligatorietà della stampa dei registri Iva.
In particolare il decreto fiscale 148/2017 all’articolo 19-octies, comma 6 ha modificato le regole di tenuta dei registri Iva mediante sistemi elettronici, stabilendo l’obbligatorietà della trascrizione su supporti cartacei soltanto ove specificatamente richiesta in sede di controllo dagli organi competenti.
L'Agenzia delle Entrate ha inoltre chiarito che, il Decreto fiscale 2018 ha stabilito che la tenuta dei registri delle fatture emesse e di quelle ricevute con sistemi elettronici è in ogni caso considerata regolare, in difetto di trascrizione su supporti cartacei nei termini di legge, se in sede di accesso, ispezione o verifica, i registri risultano aggiornati sugli stessi sistemi elettronici e vengono stampati a richiesta degli organi procedenti eù in loro presenza.
Il decreto non ha fornito indicazioni circa le violazioni . Alle stesse, pertanto, deve ritenersi applicabile il principio del favor rei contenuto nell’articolo 3, comma 2, del Dlgs. n. 472 del 1997.
Come precisato dalla stessa Agenzia delle Entrate, occorre comunque considerare che la regolare tenuta dei registri con i  sistemi elettronici e la non sanzionabilità è legata alla stampa degli stessi in sede di accesso, ispezione o verifica.



Fabbricati strumentali: L’ammortamento è possibile solo dopo lo scorporo dell’area.




L’articolo 36, comma 7, D.L. 223/2006 stabilisce che dal 04 luglio 2006 ai fini del calcolo delle quote di ammortamento deducibili per i fabbricati, il costo dei fabbricati strumentali è assunto al netto del costo delle aree occupate dalla costruzione e di quelle che ne costituiscono pertinenza. La norma si basa sul fatto che il terreno, non essendo consumabile, non può mai essere ammortizzato, mentre a livello fiscale è possibile dedurre le quote di ammortamento del fabbricato a certe condizioni.

Le disposizioni dei commi 7,7-bis e 8 dell’art. 36 si applicano agli immobili strumentali che rientrano nella nozione di fabbricato, e cioè:
  • Gli immobili situati nel territorio dello Stato che sono o devono essere iscritti, con attribuzione di rendita, nel catasto edilizio urbano,
  • Gli immobili situati fuori del territorio dello Stato aventi carattere similare.
Per determinare il costo da attribuire alle aree sottostanti i fabbricati, è necessario distinguere tra le due ipotesi:
Aree acquistate autonomamente: il costo di riferimento è quello di acquisto.
Aree acquistate congiuntamente al fabbricato: il costo è quantificato in misura pari al maggior valore tra:
  • Il valore esposto in bilancio nell’anno di acquisto;
  • Il valore corrispondente al: 
  • 30% del costo complessivo per i fabbricati industriali;
  • 20% per gli altri fabbricati.
Le istruzioni alla dichiarazione dei redditi SC 2018 ricordano che ai fini del calcolo delle quote di ammortamento e delle quote dei canoni leasing deducibili, il costo dei fabbricati
strumentali deve essere assunto al netto del costo delle aree su cui i fabbricati insistono.
Le disposizioni, inoltre, si applicano agli impianti e ai macchinari infissi al suolo nel caso in cui questi realizzino una struttura che nel suo complesso costituisca una unità immobiliare iscrivibile nel catasto urbano in quanto rientrante nelle categorie catastali.
Il prospetto va compilato al fine di evidenziare il valore del terreno incorporato in quello del fabbricato strumentale che insiste su di esso.

Per la dichiarazione dei redditi delle societa di persone e delle imprese individuali occorre compilare i corrispondenti righi RS24 e RS25

LI.PE: sanzioni per omessa, incompleta o infedele comunicazione dei dati.


Oggi, 28 febbraio 2018, scade il termine di trasmissione telematica della comunicazione periodica delle liquidazioni IVA relative al quarto trimestre 2017.
E' possibile che entro oggi qualche LI.PE. non possa essere spedita.
In questo caso è importante ricordare che vi sono diverse strade perseguibili per porre rimedio all’omesso invio di una Comunicazione Periodica IVA, oppure ad un avvenuto invio con dati errati.
L'omessa, incompleta o infedele comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche è punita con la sanzione amministrativa da 500 euro a 2.000 euro, ridotta alla metà se la trasmissione è effettuata entro i quindici giorni successivi alla scadenza di legge, ovvero se nel medesimo termine è effettuata la corretta trasmissione dei dati.
La prima strada perseguibile è quella di procedere con l'invio della comunicazione, nei quindici giorni dopo la scadenza, ovvero dopo il 28 febbraio 2018, per poter ridurre quella che è la base di partenza per il conteggio delle sanzioni dovute. Il minimo è 500 euro.
Nel caso di LI.PE. trasmessa o corretta entro i 15 giorni, il minimo scende al 50%, ovvero a  250 euro. Questa sarà dunque la sanzione potenzialmente irrogabile, se non si fa seguito al versamento della sanzione ridotta in base alle riduzioni concesse in caso di ravvedimento operoso. Se, invece, si vuole avvalere del ravvedimento, occorrerà spedire la LIPE omessa o corretta entro 15 gg, e poi versare la sanzione, il cui importo sarà variabile in base alla data nella quale tale sanzione viene effettivamente versata.


martedì 13 febbraio 2018

Le principali novita’ della finanziaria 2018 – legge 205/2017



 DETRAZIONE IVA 

Per effetto dell’art.2 D.L. 50/2017, che interviene sull’art.25 del DPR 633/72, le fatture d’acquisto dovranno essere registrate entro il termine di presentazione della dichiarazione IVA relativa all’anno di ricezione del documento. Ciò vuol dire che il termine ultimo entro il quale può essere esercitato il diritto alla detrazione coincide con il termine di presentazione della denuncia IVA.
Ai fini della detrazione IVA la fattura relativa all’anno 2017 ma registrata entro aprile 2019, dovrà essere registrata in un apposito sezionale del registro IVA acquisti relativo alle fatture 2018. Ciò perché la fattura che si trova a cavallo di due anni non entrerà più in liquidazione IVA alla data della registrazione ma verrà considerata, ai fini della detrazione, solo nella Dichiarazione IVA dell’anno di ricezione. Qualora si andrebbe oltre il termine di presentazione della Dichiarazione IVA, tale detrazione andrà persa.


I MODELLI INTRASTAT DAL 2018

La novità riguarda gli Intrastat acquisti, che dovranno essere compilati ai soli fini statistici, con frequenza mensile, unicamente nel caso in cui il valore totale trimestrale di queste operazioni sia pari o superiore a 200.000 euro per i beni e a 100.000 euro per i servizi.

Nulla cambia per i modelli relativi alle cessioni con la frequenza trimestrale con la soglia dei 50 mila euro, e mensile se l’ammontare delle cessioni intracomunitarie di beni è superiore a 50 mila per almeno uno dei quattro trimestri precedenti.

COSTI D’AUTO E SCHEDA CARBURANTI

Dal 1° luglio 2018 addio alla scheda carburante per i soggetti titolari di partita Iva relativamente ai mezzi aziendali disciplinati dall’articolo 164 del Tuir, sia per quelli esclusivamente strumentali, sia per quelli a deducibilità ridotta.
Da questa data, infatti, per effetto delle modifiche introdotte dalla legge di Bilancio 2018, le spese di carburante per autotrazione saranno deducibili solo se sostenute mediante carte di credito, carte di debito o carte prepagate emesse da operatori finanziari soggetti all’obbligo di comunicazione previsto dall’articolo 7, comma 6, del Dpr 605/1973.
È questo quanto prevede il nuovo comma 1-bis dell’articolo 164 del Tuir introdotto dal comma 922 dell’unico articolo della manovra 2018.
Analoga disposizione è prevista anche ai fini Iva.
Il successivo comma 923 interviene anche sull’articolo 19-bis1 del Dpr 633/72, prevedendo alla lettera d) che l’avvenuta effettuazione dell’operazione deve essere provata dal pagamento mediante carte di credito, carte di debito o carte prepagate emesse da operatori finanziari soggetti all’obbligo di comunicazione previsto dall’articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, o da altro mezzo ritenuto parimenti idoneo individuato con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate.
 In base alle nuove disposizioni, quindi, i soggetti titolari di partita Iva, non potranno più dedurre il costo relativo all’acquisto di carburante, né detrarre la corrispondente imposta sul valore aggiunto, qualora effettuino pagamenti con mezzi diversi dalla moneta elettronica.
Stando ai precedenti chiarimenti, (circolare 42/E/2012) le carte di credito, di debito e prepagate utilizzate dovranno essere intestate al soggetto Iva acquirente con la conseguenza che in presenza di più mezzi aziendali destinati ad essere utilizzati contemporaneamente bisognerà avere a disposizione più carte. Dato che le nuove disposizioni entrano in vigore il 1° luglio 2018, ci sono cinque mesi per adeguare procedure e strumenti alle nuove regole.

ENASARCO 2018

A partire dal 1° gennaio 2018, in conformità al nuovo regolamento delle attività istituzionali della Fondazione Enasarco, sono entrati in vigore i nuovi parametri di calcolo dei contributi.
L’aliquota contributiva da applicare sulle provvigioni passerà dal 15,55% al 16% ,di cui la metà, quindi l’8% a carico della ditta mandante.
Nel 2017 il massimale Enasarco rivalutato annualmente dall’ISTAT è stato di:
  • Massimale Enasarco Monomandatario 37.500,00 Euro 
  • Massimale Enasarco Plurimandatario 25.000,00 Euro 
Ricordiamo che il criterio per l’applicazione dell’aliquota è quello della competenza. Una fattura relativa a provvigioni dell’anno 2017, quindi, dovrà recare ancora l’aliquota relativa allo scorso anno anche se emessa nel 2018.


ROTTAMAZIONE - BIS DAL 2000 AL 2016 COMPRESO IL 2017

L’intervento sulla disciplina della “rottamazione” degli affidamenti all’agente della riscossione (articolo 1, Dl 148/17, convertito con modificazioni nella legge 172/17) si muove lungo quattro direttrici:
  •  proroga dei termini per il pagamento delle rate della vecchia rottamazione (ex articolo 6, Dl 193/16);
  •  estensione della definizione agevolata agli affidamenti eseguiti dal 1° gennaio al 30 settembre 2017;
  • ripescaggio” dei debitori esclusi dalla vecchia rottamazione per non aver pagato tutte le rate della dilazione esistente al 24 ottobre 2016; 
  • riapertura dei termini per la definizione agevolata degli affidamenti eseguiti sino dal 31 dicembre 2016 nei riguardi dei carichi non inclusi nell’istanza i cui termini scadevano il 21 aprile 2017. 
 La rottamazione dei carichi ante 2017 comprende gli affidamenti a Equitalia (oggi Ader) effettuati dal 1° gennaio 2000 sino al 31 dicembre 2016. Secondo quanto precisato nella circolare 2/E del 2017 delle Entrate, rientrano in tale ambito tutte le trasmissioni materialmente eseguite sino alla fine dell’anno 2016, comprese dunque quelle effettuate nella seconda metà del mese di dicembre, prese in consegna dall’agente della riscossione il 10 gennaio 2017.

La domanda di ammissione alla definizione agevolata deve essere redatta sui moduli approvati dall’Ader (attualmente, il modello DA – 2000/17).
Il termine per la presentazione per tutte le nuove definizioni è il 15 maggio 2018.
Per facilitare il compito dei contribuenti sono previsti per legge dei servizi di ausilio da parte della società pubblica di riscossione. In particolare, entro la fine febbraio 2017 è stata spedita ai debitori per posta ordinaria una comunicazione avente ad oggetto le somme in carico a Equitalia al 31 dicembre 2016 in relazione alle quali la pretesa non era stata ancora formalizzata nei riguardi del debitore stesso. In ogni caso, per conoscere con esattezza la propria posizione, è sempre possibile consultare la sezione dedicata del sito istituzionale di agenzia delle Entrate–Riscossione oppure recarsi presso gli uffici di questa, per ritirare l’estratto di ruolo.
La medesima disciplina di riferimento ha inoltre esteso le agevolazioni di legge ai carichi affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio al 30 settembre 2017. Questa volta, in espressa deroga alle regole generali, è stabilito che l’accesso alla procedura non è condizionato dal pagamento delle rate relative a eventuali dilazioni precedenti.
Sotto il profilo delle modalità di pagamento, si segnala che rispetto alla definizione dei carichi ante 2017 non è possibile utilizzare in compensazione eventuali crediti certificati verso la pubblica amministrazione, poiché difetta una espressa previsione legislativa. 

Iva 2017: limiti compensazioni del credito.








Nel 2017 sono state introdotte alcune modifiche alla disciplina sulle compensazioni e alle modalità di presentazione del Mod. F24 con compensazioni.

Premesso che esiste un limite alla compensazione orizzontale di 700.000 euro, la compensazione del credito Iva annuale può essere effettuata:
  • dal 1° giorno del periodo successivo a quello in cui la dichiarazione si riferisce e fino alla data di presentazione della dichiarazione successiva, per importi inferiori o uguali a 5.000 euro;
  • dal 10° giorno successivo a quello di presentazione della dichiarazione annuale IVA, munita di visto di conformità, per importi superiori a 5.000 euro.
Nella Legge di Bilancio 2018 è stata introdotta una norma secondo cui l'Agenzia delle Entrate può sospendere, fino a 30 giorni, l'esecuzione dei modelli F24 relativi a compensazioni che presentano profili di rischio. Se il credito risulta correttamente utilizzato, o decorsi 30 giorni dalla presentazione del modello stesso, il pagamento è eseguito e le relative compensazioni sono considerate effettuate alla data della loro effettuazione. In caso contrario, la delega di pagamento non sarà eseguita e le relative compensazioni non si considereranno effettuate.

Per un corretto versamento tramite mod. F24, i titolari di partita Iva devono ricordare le seguenti regole, modificate di recente dal D.l. 50/2017:
  • in caso di presentazione di un mod. F24 con compensazione, questo deve essere presentato esclusivamente mediante i servizi telematici messi a disposizione dall'Agenzia delle Entrate (Entratel/Fisconline), indipendentemente dall'importo;
  • in caso di presentazione di un mod. F24 senza compensazione, questo può essere presentato sia mediante i servizi telematici messi a disposizione dall'Agenzia delle Entrate (Entratel/Fisconline) sia da quelli messi a disposizione dagli intermediari della riscossione (remote/home banking).
E' stata eliminata la disposizione secondo cui i titolari di partita Iva sono obbligati ad avvalersi esclusivamente dei servizi telematici messi a disposizione dell’Agenzia delle Entrate (Entratel / Fisconline) per i mod. F24 che espongono un utilizzo in compensazione del credito IVA di importo annuo superiore a  5.000 euro.

Le novità 2018: ecco chi può essere considerato fiscalmente a carico e a quali condizioni.








Nelle dichiarazioni dei redditi 2018, relative all'anno di imposta 2017, si può beneficiare delle detrazioni per i familiari fiscalmente a carico, purchè questi ultimi rispettino il requisito di non superare un reddito complessivo di 2.840, 51 euro.

Dal prossimo anno, invece, ci saranno due diverse soglie per stabilire se un figlio è a carico o meno, a seconda dell'età anagrafica.
La legge di Bilancio 2018 (L. 205/2017)  ha previsto che, a partire dal 2019, il reddito complessivo per essere fiscalmente a carico ,Per i figli di età non superiore a ventiquattro anni, è elevato a 4.000 euro. Conseguentemente, i figli che abbiano superato tale limite di età, sono fiscalmente a carico a condizione che possiedano un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro.
Ai fini dell' applicazione del nuovo limite di reddito previsto per i figli a carico di età non superiore a 24 anni,  il requisito anagrafico deve ritenersi sussistere per l’intero anno in cui il figlio raggiunge il limite di età, a prescindere dal giorno e dal mese in cui ciò accade.

Una novità importante è contenuta nelle istruzioni per la compilazione del modello di dichiarazione dei redditi 730/2017 dove è precisato che , in base a quanto stabilito dall’art. 1, comma 20, della legge n. 76 del 2016, le parole “coniuge”, “coniugi” o termini equivalenti si intendono riferiti anche ad ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso.

I familiari che possono essere considerati a carico anche se non conviventi con il contribuente o residenti all’estero sono:
  • il coniuge non legalmente ed effettivamente separato;
  • i figli (compresi i figli naturali riconosciuti, adottivi, affidati o affiliati) indipendentemente dal superamento di determinati limiti di età e dal fatto che siano o meno dediti agli studi o al tirocinio gratuito; gli stessi pertanto ai fini dell’attribuzione della detrazione non rientrano mai nella categoria “altri familiari”.
L'unico requisito che questi soggetti devono soddisfare per rientrare nell'elenco dei familiari fiscalmente a carico è il possesso nell'anno d'imposta di un reddito complessivo uguale o inferiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili. Infatti la detrazione, al superamento di questa cifra non spetta neppure in parte, anche nel caso in cui il reddito sia stato percepito unicamente negli ultimi mesi dell'anno.
Possono essere considerati a carico anche i seguenti altri familiari, a condizione che convivano con il contribuente o che ricevano dallo stesso assegni alimentari non risultanti da provvedimenti dell’Autorità giudiziaria:
  • il coniuge legalmente ed effettivamente separato;
  • i discendenti dei figli;
  • i genitori (compresi i genitori naturali e quelli adottivi);
  • i generi e le nuore;
  • il suocero e la suocera;
  • i fratelli e le sorelle (anche unilaterali);
  • i nonni e le nonne (compresi quelli naturali).
  • Per questi soggetti quindi oltre al limite di reddito, deve essere soddisfatto anche il requisito della convivenza con il contribuente o del loro mantenimento tramite assegno dello stesso.
Nel limite di reddito di 2.840,51 euro che il familiare deve possedere per essere considerato fiscalmente a carico, devono essere sommate anche le seguenti somme, che non sono comprese nel reddito complessivo:
  • le retribuzioni corrisposte da Enti e Organismi Internazionali, da Rappresentanze diplomatiche e consolari, da Missioni, dalla Santa Sede, dagli Enti gestiti direttamente da essa e dagli Enti centrali della Chiesa Cattolica;
  • la quota esente dei redditi di lavoro dipendente prestato nelle zone di frontiera ed in altri Paesi limitrofi in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto lavorativo da soggetti residenti nel territorio dello Stato;
  • il reddito d’impresa o di lavoro autonomo assoggettato ad imposta sostitutiva nel caso di applicazione del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità (art. 27, commi 1 e 2, del D.L. 6 luglio 2011, n. 98);
  • il reddito d’impresa o di lavoro autonomo assoggettato ad imposta sostitutiva in applicazione del regime forfetario (art. 1, commi 54/89, della L. 23/12/2014, n. 190);
  • il reddito dei fabbricati assoggettato alla cedolare secca sulle locazioni.

Dichiarazione dei redditi 2018: Modello cartaceo solo per alcuni contribuenti.




















L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che possono presentare il modello cartaceo di dichiarazione dei redditi esclusivamente i contribuenti persone fisiche che:
  • pur possedendo redditi che possono essere dichiarati con il modello 730, non possono presentare tale modello, ad esempio in presenza di soli redditi fondiari;
  • pur potendo presentare il modello 730, devono dichiarare alcuni redditi o comunicare dati utilizzando specifici quadri presenti nel modello Redditi (RM, RT, RW);
  • devono presentare la dichiarazione per conto di contribuenti deceduti.
Chiarisce inoltre che, per quanto concerne l’Irap, il modello va presentato all’agenzia delle Entrate esclusivamente per via telematica


Intrastat: chiarimenti.



L'Agenzia delle Dogane ha pubblicato la nuova determina n. 13799 dell'8 febbraio 2018 sui modelli Intrastat. Il documento contiene le nuove istruzioni per l'uso e la compilazione degli elenchi riepilogativi delle cessioni e degli acquisti intracomunitari di beni e dei servizi resi e ricevuti e devono essere applicate agli elenchi aventi periodo di riferimento decorrenti dal 1° gennaio 2018.
Non sono molte le novità contenute nella nuova determina. Un punto interessante contenuto nelle nuove istruzioni riguarda la facoltà di presentare il modello anche da parte di quei contribuenti "sottosoglia" per cui non è prevista l'obbligatorietà.
Sono obbligati alla presentazione dei modelli INTRA mensili tutti i soggetti passivi che in uno dei quattro trimestri precedenti superavano:
  • 200.000 euro per l'acquisto intracomunitari di beni
  • 100.000 euro per le prestazioni di servizi.
Ad eccezione di tali soggetti, tutti gli altri contribuenti "sotto soglia" erano esclusi dall'obbligo di presentare alcuna comunicazione. Nella determinazione della scorsa settimana invece, viene prevista la facoltà di presentare comunque le comunicazioni.

Inps 2018: Aumentano i contributi gestione artigiani e commercianti



L'INPS ha emanato la circolare INPS N. 27 del 12.2.2018 sulle aliquote contributive per le gestioni pensionistiche dei lavoratori artigiani e commercianti che, per l’anno 2018, salgono alla misura del 24 %.
Continua ad applicarsi, anche per l’anno 2018, la riduzione del 50% dei contributi dovuti dagli artigiani e dagli esercenti attività commerciali con più di sessantacinque anni di età, già pensionati presso le gestioni dell’Istituto.
Per gli iscritti alla gestione degli esercenti attività commerciali, all' aliquota del 24% dovrà essere sommato lo 0,09%, a titolo di aliquota aggiuntiva ai fini dell’indennizzo per la cessazione definitiva dell’attività commerciale.
Per l'anno 2018 il reddito minimo annuo da prendere in considerazione ai fini del calcolo del contributo IVS dovuto dagli artigiani e dagli esercenti attività commerciali è stato adeguato con l'indice ISTAT fissato all' 1,1% , ed è pari a € 15.710,00.
Il massimale di reddito annuo entro il quale sono dovuti i contributi IVS è pari a € 77.717,00 (€46.630,00 più € 31.087,00).
Il contributo IVS per l’anno 2018 è dovuto sulla totalità dei redditi d'impresa prodotti nel 2018 per la quota eccedente il predetto minimale di € 15.710,00 annui in base alle citate aliquote e fino al limite della prima fascia di retribuzione annua pensionabile pari, per il 2018, all’importo di € 46.630,00.
Per i redditi superiori a € 46.630,00 annui resta confermato l’aumento dell’aliquota di un punto percentuale.
Nel testo della circolare 27-2018 sono specificati tutti i calcoli per la definizione della contribuzione a saldo e le specifiche istruzioni su: Imprese con collaboratori, affittacamere e produttori di assicurazione di terzo e quarto gruppo, regime contributivo agevolato ai sensi della legge 23 dicembre 2014 n.190, termini e modalità di versamento.

Spesometro semplificato: l'invio dati II° semestre 2017



Proroga al 6 aprile 2018 per la comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute relative al secondo semestre 2017.
Alla stessa data è fissata la scadenza per le eventuali integrazioni e per la trasmissione telematica opzionale dei dati delle fatture emesse e ricevute. Inoltre, le comunicazioni delle fatture riferite alle operazioni del 2018, anche per chi esercita l’opzione, potranno essere inviate con cadenza trimestrale o semestrale.
Con questo provvedimento si da il via allo Spesometro light, illustra le regole tecniche semplificate per la trasmissione telematica dei dati delle fatture emesse e ricevute e delle eventuali successive variazioni.
Tra queste semplificazioni viene prevista la possibilità di comunicare il documento riepilogativo delle fatture di importo inferiore a 300,00 euro.
Per ogni documento riepilogativo delle fatture emesse, i dati da comunicare sono:
  • il numero e la data di registrazione del documento;
  • la partita IVA del cedente/prestatore;
  • la base imponibile;
  • l’aliquota IVA applicata e l’imposta ovvero, ove l’operazione non comporti l’annotazione dell’imposta nel documento, la tipologia dell’operazione.
Per ogni documento riepilogativo delle fatture ricevute, i dati da comunicare sono:
  • il numero e la data di registrazione del documento;
  • la partita IVA del cessionario/committente;
  • la base imponibile;
  • l’aliquota IVA applicata e l’imposta ovvero, ove l’operazione non comporti l’annotazione dell’imposta nel documento, la tipologia dell’operazione.

venerdì 9 febbraio 2018

Intrastat 2018: novità e nuovo modello


Dal 1° gennaio 2018, sono entrati in vigore i nuovi modelli Intrastat 2018 che i soggetti passivi Iva, tenuti all’invio degli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie, devono utilizzare a partire da quest'anno.

Ecco tutte le novità INTRASTAT 2018:
  • ABOLITI i modelli Intra trimestrali per gli acquisti di beni e servizi;
  • Valenza esclusivamente statistica ai modelli Intra mensili acquisti di beni e servizi;
  • Aumento della soglia delle operazioni che determina l'obbligo Intrastat:
  • da 50mila a 200mila euro trimestrali: per gli acquisti di beni;
  • da 50mila a 100mila euro trimestrali: per gli acquisti di servizi.
  • Niente cambia per i modelli INTRA cessioni di beni e di servizi: la soglia resta a 50mila euro;
  • Aumento soglia statistica elenchi cessioni di beni: la compilazione è opzionale e la soglia è sotto i 100mila euro di operazioni trimestrali
Le misure di semplificazione adottate con il provvedimento in esame si applicano agli elenchi riepilogativi aventi periodi di riferimento decorrenti dal mese di gennaio 2018.

Gli Operatori Intracomunitari sono tutti i soggetti che vendono e/o acquistano beni e servizi all’interno della Comunità Europea, questi hanno l’obbligo di:
  • Presentare degli elenchi riepilogativi delle cessioni di beni e/o servizi resi e degli acquisti di beni e/o servizi ricevuti i soggetti passivi d’IVA che effettuano scambi di beni e/o servizi con i soggetti passivi d’imposta sul valore aggiunto degli altri Stati membri.
  • Essere identificati da un codice di identificazione IVA, costituito dal numero di Partita IVA preceduto dal codice dello Stato (codice ISO) composto da due lettere.
L’Intrastat 2018 per i contribuenti nel regime forfettario va effettuato in caso di acquisti di beni e servizi o prestazioni nei confronti di soggetti di altri Stati membri considerati “piccole imprese” mentre le cessioni rientrando nell’ambito di operazioni interne non è obbligatoria la compilazione degli elenchi Intrastat:
  • Un contribuente dei minimi che effettua operazioni di acquisto di beni o di servizi presso un soggetto passivo di altro Stato membro della Comunità Europea, è tenuto ad integrare la fattura ricevuta indicando l’aliquota e l’imposta, inoltre, non ha la facoltà di portare a detrazione la spesa sostenuta per l’acquisto del bene ed è obbligato alla compilazione dell’elenco Intrasta
  • Un contribuente forfettario italiano che cede beni o effettua prestazioni di servizi nei confronti di un soggetto passivo di altro Stato membro, effettua un’operazione interna, senza addebitare l’Iva a titolo di rivalsa, pertanto, non è obbligato alla compilazione e alla trasmissione via telematica del modello Intrastat.
  • Un soggetto passivo d’Iva italiano che effettua acquisti di beni presso un operatore di altro Stato membro rientrante nel regime delle piccole imprese, se non riceve la fattura relativa all’operazione, può emettere autofattura senza applicare l’imposta e non compilare quindi l’elenco Intrastat.
  • Un soggetto passivo d’Iva italiano che cede beni ad un operatore di altro Stato membro rientrante nel regime delle piccole imprese,ed emette relativa fattura senza Iva è tenuto alla compilazione del modello Intrastat.
In altre parole, sulla base dei chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate, risoluzione n.75/E 28 agosto 2015, i contribuenti che hanno aderito al regime forfettario devono presentare gli elenchi Intra servizi anche per i servizi generici di cui all’art. 7-ter del Dpr 633/72 resi a soggetti passivi in altro Stato Ue. Per tale comunicazione, è data la possibilità di avvalersi del regime MOSS per l’applicazione dell’Iva ai servizi elettronici resi a contribuenti “privati” in altri Stati Ue.
Pertanto, i forfettari che prestano servizi elettronici, effettuano operazioni furoi campo IVA, se il committente è soggetto passivo IVA in altro Paese mentre per i rapporti B2C, occorre aderire al MOSS.

La compilazione del modello Intrastat è obbligatoria per le operazioni commerciali intrattenute con Paesi comunitari con esclusione dei seguenti territori:

ITALIA;
Livigno, Campione d’Italia e le acque nazionali del Lago di Lugano;
GRECIA;
Monte Athos;
FRANCIA;
Dipartimenti d’oltremare;
GERMANIA;
Isola di Helgoland e territorio di Büsingen;
SPAGNA;
Ceuta, Melilla e Isole Canarie;
FINLANDIA;
Isole Åland;
REGNO UNITO DI GRAN BRETAGNA;
Isole Anglo-Normanne.


Elenchi mensili: se le cessioni di beni e/o servizi resi sono uguali o maggiori di 50.000,00 € nel trimestre di riferimento e/o in uno dei 4 trimestri precedenti;

Elenchi trimestrali: se le cessioni di beni e/o servizi resi sono sotto i 50.000 euro.
Qualora i soggetti interessati, nel corso del trimestre superino la soglia limite, la periodicità di presentazione degli Elenchi Intrastat 2018 diventa immediatamente mensile.

Per gli operatori che iniziano l’attività nel corso del 2018 la periodicità del Modello Intrastat deve essere individuata con riferimento all’ammontare delle operazioni che gli stessi operatori presumono di effettuare entro l’anno, così come disposto dal D.L. 23.01.93 n.16 e dalla circolare 13 del febbraio ’94 al punto 15 e successive modifiche.
La presunzione pertanto non può essere valutata in base alle cessioni e agli acquisti intracomunitari effettuati nel corso del primo del mese o trimestre per la presentazione degli elenchi.

I soggetti obbligati alla presentazione e alla compilazione degli Elenchi Intrastat 2018 con tutte le operazione intracomunitarie che hanno come oggetto l’acquisto e/o cessioni di beni e servizi o prestazioni di servizio da parte di soggetti con partita iva comunitaria operanti all’interno della Comunità Europea, possono compilare il relativo e inviare online il relativo Modello mediante:
  • Agenzia Doganale - utilizzando il servizio telematico doganale e i Programmi e software per la compilazione, il controllo formale e l’invio telematico degli elenchi riepilogativi degli scambi intracomunitari di beni e servizi;
  • Agenzia Entrate - ENTRATEL, previa registrazione ai servizi telematici dell’Agenzia che consentono di inviare online le dichiarazioni Intra attraverso internet con le modalità previste nell’allegato XII della Determinazione n. 22778 del 22 febbraio 2010;
  • invio telematico delle dichiarazioni Intra attraverso internet con le modalità previste nell’allegato I della Determinazione n. 63336 del 7 maggio 2010.

Le scadenze per la presentazione degli elenchi Intrastat 2013 sono:
  • scadenza Elenchi INTRA Mensili: entro il 25 del mese successivo a quello di riferimento (es. mensile di gennaio 2018 entro il 25 febbraio 2018);
  • scadenza Elenchi INTRA Trimestrali: entro il 25 del mese successivo al trimestre di riferimento (es. I trimestre 2018 entro il 26 aprile 2018).
L’elenco delle date di scadenza di presentazione degli Elenchi Intrastat 2018 sono riportate nel sito dell’Agenzia delle Dogane, sezione Calendario del Contribuente.

martedì 23 gennaio 2018

Prestazioni occasionali 2018



La prestazione occasionale è uno strumento che deve essere utilizzato dai soggetti che vogliono intraprendere attività professionali in modo saltuario e sporadico e che, per tale ragione, sono esonerati dall’apertura di una partita Iva.

Le attività di lavoro autonomo eseguite in maniera del tutto sporadica ed occasionale rappresentano uno degli aspetti di maggiore interesse tra i contribuenti. Questo in quanto permettono loro di effettuare, accanto alla propria attività lavorativa abituale (lavoro dipendente, autonomo o di impresa), un’attività professionale saltuaria, senza particolari obblighi fiscali.
Si può definire come prestazione di lavoro autonomo occasionale qualsiasi attività di lavoro caratterizzata dall’assenza di abitualità, professionalità, continuità e coordinazione.
Si definisce lavoratore che effettua una prestazione occasionale, chi si obbliga a compiere, dietro corrispettivo, un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio senza vincolo di subordinazione ne potere di coordinamento del committente ed in via del tutto occasionale.
Un’attività di lavoro autonomo, affinché possa rientrare tra quelle di tipo occasionale, è necessario che rispetti alcuni limiti qualitativi legati alla prestazione svolta, che di seguito riepiloghiamo:
• Mancanza di continuità e abitualità della prestazione di lavoro autonomo che può essere identificata come un’attività duratura nel tempo, che possa fare presumere non ad una attività sporadica, ma prolungata nel tempo;
• Mancanza di coordinamento della prestazione. Occorre che l’attività sia svolta all’interno dell’azienda o nell’ambito del ciclo produttivo del committente.

Nell’ipotesi in cui la prestazione occasionale perda i suoi requisiti, troveranno applicazione le discipline riguardanti o il lavoro dipendente, se c’è l’elemento della coordinazione, oppure il lavoro autonomo,con partita Iva, per più prestazioni autonome abituali.
Il contribuente che effettua la prestazione occasionale è tenuto a rilasciare al soggetto committente della prestazione, una ricevuta “non fiscale“.
Ricevuta nella quale è tenuto ad indicare i seguenti elementi obbligatori:
• I propri dati personali;
• Le generalità del committente;
• La data e il numero progressivo d’ordine della ricevuta;
• Il corrispettivo lordo concordato;
• La ritenuta d’acconto (pari al 20% dei compenso lordo);
• L’importo netto che verrà corrisposto dal committente.

La ritenuta d’acconto del 20% deve essere applicata a riduzione del compenso lordo dovuto per la prestazione.
In pratica, si tratta di un acconto sulle imposte che il committente è tenuto a trattenere e versare all’Amministrazione finanziaria per conto del soggetto che presta la propria attività professionale. La ritenuta d’acconto deve essere applicata soltanto nel caso in cui la prestazione occasionale è svolta nei confronti di sostituti di imposta.
Ai sensi di quanto previsto dal DPR n. 600/73, sono sostituti di imposta, ad esempio:
• Imprese e professionisti (che non applicano il regime forfettario);
• Società di persone e di capitali;
• Associazioni ed enti di ogni tipo;
• Condomini.

Per la compilazione della ricevuta per prestazione occasionale è necessario prestare attenzione alla data da attribuire alla ricevuta. Data che deve essere obbligatoriamente quella in cui il prestatore ha ricevuto il compenso da parte del committente.
La ricevuta, infatti, ha la funzione di certificare al committente l’avvenuto pagamento della prestazione richiesta. Ed allo stesso tempo rappresenta strumento utile al contribuente per rendicontare i propri compensi percepiti, per la predisposizione della propria dichiarazione dei redditi.
Altro elemento indispensabile per la corretta compilazione della ricevuta è l’apposizione della marca da bollo. Trattandosi di una ricevuta “non fiscale“, il legislatore ha previsto l’apposizione sulla ricevuta di una marca da bollo da €. 2,00, nel caso in cui l’importo della prestazione superi la soglia di €. 77,47.
La marca da bollo deve riportare una data anteriore rispetto a quella di emissione della ricevuta. Altrimenti si incorrerà in sanzione.
L’importo della marca da bollo può essere chiesto a rimborso al committente della prestazione. Infine, se la ricevuta è nei confronti di committente estero, è comunque opportuno apporla.
Ai fini fiscali, il reddito derivante da prestazioni occasionali rientra nella categoria dei “redditi diversi“. Da un punto di vista dichiarativo, i redditi derivanti da prestazioni occasionali devono essere indicati nel quadro D del modello 730. Oppure, nel quadro RL del modello Redditi Persone Fisiche.
I soggetti che hanno percepito soltanto redditi da prestazione occasionale sotto i €. 4.800 lordi annui hanno la possibilità di essere esonerati dalla presentazione della dichiarazione dei redditi.
Nel caso in cui il prestatore di lavoro occasionale raggiunga nell’anno la soglia di €. 5.000 lorde di prestazioni c’è l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS, con il contestuale obbligo del versamento contributivo.
La soglia di €. 5.000 lorde deve essere così conteggiata:
• Prendendo a riferimento solo le prestazioni occasionali;
• Sommando tutti gli importi lordi incassati nell’anno fino a quel momento;
• Considerando tutti i committenti;
• Escludendo tutti i redditi di altre categorie (es. lavoro dipendente).
I contributi devono essere versati solamente sulla quota di reddito eccedente la soglia dei
€. 5.000. In pratica tale soglia funge da franchigia per i contributi previdenziali.
L’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata è a carico del datore di lavoro e nasce nell’anno in cui il lavoratore supera il predetto limite di compensi. Pertanto, i lavoratori autonomi occasionali con compensi fino a €. 5.000 nell’anno solare non sono obbligati né all’iscrizione alla Gestione Separata né al versamento di contributi previdenziali.
Nella ricevuta il lavoratore si vedrà applicare la ritenuta previdenziale pari ad 1/3 del contributo dovuto, in quanto i restanti 2/3 di contributo sono direttamente a carico del datore di lavoro.
Dal 24 giugno 2017 è entrata in vigore la nuova disciplina del Lavoro Occasionale. Si tratta della disciplina che è andata a sostituire gli abrogati buoni-lavoro c.d. “Voucher Inps“.
Alle prestazioni legate al Lavoro Occasionale possono fare ricorso:
• Le persone fisiche, non nell’esercizio dell’attività professionale o d’impresa, attraverso il Libretto Famiglia;
• Imprese e professionisti per l’acquisizione di prestazioni di lavoro mediante il contratto di prestazione occasionale.
In particolare, il Legislatore ha introdotto il “libretto di famiglia” per le prestazioni occasionali rese ai privati e il “contratto di Prestazione Occasionale (PrestO)” per le imprese ed i professionisti. Questo con il dichiarato intento di consentirne l’utilizzo per prestazioni occasionali o saltuarie e, nel contempo, garantire un minimo di tutele previdenziali, normative e assistenziali a favore dei prestatori.
Privati e famiglie possono utilizzare il Lavoro Occasionale per svolgere:
• Piccoli lavori domestici, inclusi i lavori di giardinaggio, di pulizia o di manutenzione;
• Assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalate o con disabilità;
• Insegnamento privato supplementare.
Imprese e professionisti possono sfruttare il Lavoro Occasionale per effettuare attività occasionali nella generalità dei settori produttivi.
E’ fatto divieto di utilizzare la disciplina del Lavoro Occasionale nelle seguenti fattispecie.
Per imprese e professionisti:
• Con soggetti che abbiano cessato da meno di 6 mesi un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione col medesimo utilizzatore;
• Da parte degli utilizzatori che occupano pi di 5 lavoratori subordinati a tempo indeterminato;
• Da parte delle imprese del settore agricolo con i braccianti agricoli;
• Imprese dell’edilizia o esercenti l’attività di escavazione o lavorazione di materiale lapideo, delle imprese del settore delle miniere, cave e torbiere;
• Nell’ambito dell’esecuzione di appalti di opere o servizi.

Per tutte le categorie di utilizzatori valgono regole comuni.
La possibilità di attuare attività di Lavoro Occasionale è ammessa per ciascun anno civile, entro il limite di:
• €. 5.000, per ciascun prestatore, con riferimento alla totalità degli utilizzatori;
• €. 5.000, per ciascun utilizzatore, con riferimento alla totalità dei prestatori;
• €. 2.500, per le prestazioni complessivamente rese da ogni prestatore in favore del medesimo utilizzatore.
Con riferimento alla soglia di utilizzo relativa alla totalità dei prestatori, sono conteggiati al 75% del loro importo i compensi per prestazioni di lavoro occasionale rese dai seguenti soggetti:
• Titolari di pensione di vecchiaia o d’invalidità;
• Giovani con meno di venticinque anni di età. Se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un Istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado. Ovvero, a un ciclo di studi presso l’Università;
• Disoccupati che abbiano reso la DID;
• Percettori di prestazioni integrative del salario, di reddito di inclusione (REI) ovvero di altre prestazioni di sostegno del reddito.
In ogni caso non può essere superato il limite massimo di 280 ore lavorative nell’arco dell’anno.
L’acquisto dei buoni deve essere effettuato sulla piattaforma Inps dedicata, con pagamento anticipato.
Il valore dei buoni acquistabili è di €. 12,00 lorde a cui corrisponde un entrata netta per il lavoratore di €. 9,00.
Il buono deve essere attivato almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione lavorativa.
Per l’accesso alle prestazioni di cui al presente articolo, gli utilizzatori e i prestatori sono tenuti a registrarsi e a svolgere i relativi adempimenti. Questo anche tramite un intermediario autorizzato ad intrattenere i rapporti con l’Inps.
I pagamenti possono essere effettuati anche utilizzando il modello di versamento F24.
E' esclusa la possibilità di compensazione con eventuali crediti. Le regole di registrazione sono diverse a seconda che si tratti di utilizzatore privato o professionale.
In caso di superamento, da parte di un utilizzatore diverso da una pubblica amministrazione, dei limiti di cui sopra, avverrà la trasformazione del rapporto da occasionale a rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato.
In caso di violazione dell’obbligo di comunicazione ,e quindi di attivazione del buono, si applica una sanzione amministrativa pecuniaria. Sanzione che prevede il pagamento di una somma da €. 500 a €. 2.500 per ogni prestazione lavorativa giornaliera per cui risulta accertata la violazione. Senza possibilità di diffida ad adempiere.
Ogni ora di lavoro deve essere retribuita con un importo minimo di €. 9,00.
A questo devono aggiungersi:
• La contribuzione alla gestione separata Inps, nella misura del 33% del compenso;
• Il premio dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Nella misura del 3,5% del compenso;
• Infine, l’1% degli importi versati è destinato al finanziamento degli oneri gestionali.
I compensi sono corrisposti al prestatore direttamente dall’Inps e sono:
• Esenti da imposizione fiscale;
• Non incidono sul suo stato di disoccupato;
• Sono computabili ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno.
L’utilizzatore del buono lavoro  è tenuto a trasmettere, almeno un’ora prima dell’inizio della prestazione, con le medesime modalità, una dichiarazione che deve contenente:
• I dati anagrafici e identificativi del prestatore;
• Il luogo di svolgimento della prestazione;
• L’oggetto della prestazione;
• La data e l’ora di inizio ed il termine della prestazione. Ovvero, se imprenditore agricolo la durata della prestazione con riferimento ad un arco temporale non superiore a tre giorni;
• Il compenso pattuito per la prestazione, in misura non inferiore a €. 36, per prestazioni di durata non superiore a quattro ore continuative nell’arco della giornata.
Se la prestazione non è stata resa, è possibile trasmettere la comunicazione di revoca attraverso la piattaforma informatica Inps o avvalendosi dei servizi di contac center messi a disposizione dall’Inps, entro i tre giorni successivi al giorno programmato di svolgimento della prestazione.