giovedì 7 giugno 2018

Tracciabilità delle retribuzioni



Dal 1° luglio 2018, così come previsto nell’art. 1, commi 910-914, della legge di Bilancio 2018 (legge n. 205 del 27 dicembre 2017), è fatto obbligo ai datori di lavoro e ai committenti di corrispondere i compensi dovuti mensilmente ai prestatori di lavoro esclusivamente per il tramite di uno dei seguenti mezzi di pagamento “tracciabili”:

  1. Bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore;
  2. Strumenti di pagamento elettronico;
  3. Pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;
  4. Emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore, o in caso di suo comprovato impedimento, ad un suo delegato. L’impedimento si intende comprovato quando il delegato a ricevere il pagamento è il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, purché di età non inferiore a sedici anni.
Il divieto di corresponsione della retribuzione per mezzo di denaro contante direttamente al lavoratore sussiste anche in riferimento agli eventuali anticipi/acconti.

L’obbligo di pagamento attraverso sistemi tracciabili serve a tutelare sia il lavoratore che la concorrenza leale tra le imprese. La norma mira infatti ad impedire la prassi, deprecabile ed ancora oggi purtroppo presente in alcune realtà, che si sostanzia nella corresponsione al lavoratore di una retribuzione inferiore rispetto a quella indicata nel cedolino di paga, con il conseguente illecito vantaggio economico dell’impresa.

I soggetti interessati dal nuovo obbligo sono i datori di lavoro, a prescindere dalla forma giuridica utilizzata, e i committenti nell’ambito di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa.

Sono invece esclusi i compensi corrisposti nell’ambito del lavoro domestico.

I rapporti di lavoro destinatari dell’obbligo in esame sono:
  • I rapporti di lavoro subordinato ex. art. 2094 c.c., indipendentemente dalle forme e dalle modalità di svolgimento della prestazione. Pertanto vi rientrano i lavoratori con contratto a tempo parziale, determinato, in apprendistato, il lavoro intermittente o a chiamata, i lavoratori distaccati all’estero, i lavoratori in smart working;
  • I contratti di collaborazione coordinata e continuativa;
  • I contratti di lavoro instaurati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci ai sensi della legge 3 aprile 2001, n. 142.
Si ritiene che non siano interessate dall’obbligo, in quanto non citati nella norma in esame, le forme di lavoro autonomo occasionale ex art. 2222 c.c.

Sempre in tema di tracciabilità il comma 912 afferma un principio consolidato in Cassazione, ossia che “la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione”.
Su tale aspetto l’Ispettorato Nazionale del lavoro, con nota n. 4538 del 22 maggio 2018, ha precisato che debba ritenersi non effettuato il pagamento allorquando il bonifico del lavoratore venga successivamente revocato, ovvero l’assegno emesso venga annullato prima dell’incasso.

Su fronte sanzionatorio il comma 913 prevede che “al datore di lavoro o committente che viola l’obbligo di cui al comma 910, si applica sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da 1.000,00 a 5.000,00 euro”.


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